Con l’anno nuovo buona parte dell’Italia è passata completamente al digitale terrestre. Il vecchio analogico è stato mandato in soffitta, sostituito da una qualità dell’offerta televisiva migliore: più canali, più intrattenimento, più sport, più film, più nitidezza delle immagini e pulizia dei canali. Ma è proprio così dappertutto?

Non esattamente! Nei Comuni confinanti tra una Regione e un’altra, infatti, ci sono gravi problemi di segnale, le immagini sono criptate, i canali oscurati, addirittura i telegiornali regionali Rai completamente sballati. Petizioni su petizioni e migliaia di lettere di protesta sono già state inviate nella sede centrale della Rai di Viale Mazzini a Roma, ma ad oggi la risposta degli alti vertici rimane sempre la stessa: noi non c’entriamo, è la tecnologia installata ad essere obsoleta! In termini più concreti quelli della Rai sostengono che questi problemi di “segnale” sono causati da tecnologie riguardanti il digitale terrestre ormai logore e vecchie, dunque per nulla efficienti e avanguardiste. A questo punto la patata bollente rimbalza dalle mani della Rai a quelle della politica, vero centro nevralgico della questione. Il Governo, infatti, all’incirca due anni fa ha dato avvio allo switch-off con il passaggio dall’analogico al digitale terrestre della televisione italiana. Il tutto è avvenuto in tempi rapidissimi, come se ci fosse un’urgenza di fondo che andava espletata a ogni costo (ancora oggi Paesi avanzati d’Europa permangono in analogico e il passaggio al digitale avverrà con tutta calma nei prossimi anni). Ma perché il nostro Governo aveva tutta questa fretta? È presto detto! Dopo anni di processi, esattamente due anni fa, è arrivata una sentenza del Tribunale che stabiliva come Rete 4 (la terza rete di Mediaset della famiglia Berlusconi) usufruisse abusivamente di frequenze non sue e anzi destinate all’emittente Europa 7. Il Tribunale aveva perlopiù stabilito come Rete 4 dovesse a questo punto liberare la frequenza sull’analogico e emigrare sul satellite. Tutto questo ovviamente ha fatto infuriare Silvio Berlusconi, inferocito contro chi voleva piazzargli il tg di Emilio Fede sulla “parabola”. E così arriva l’intuizione: accelerare il processo di switch-off dall’analogico al digitale, convertire l’Italia intera al digitale terrestre e “salvare” così Rete 4 dal satellite. Tutto risolto quindi? Non proprio, perché la tecnologia installata per il digitale terrestre è vecchia di anni, tanto che nei Paesi dell’Est Europa è oggi addirittura tre o quattro volte superiore alla nostra. Eppure il nostro Governo non se ne cura, l’importante per Berlusconi è salvare Rete 4 e così parte la più grande e assurda conversione della televisione italiana di sempre. Oggi dunque conviviamo con un digitale terrestre che ci ha obbligati a munirci di decoder e televisioni da 100, 150 euro, in cui si vedono pochi canali e molti di questi con segnale debole o nullo. E tutto per cosa? Per poterci serenamente godere il tg di Emilio Fede. Grazie…

Fonte: ilDemocratico

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