Come sono i conti della Rai, la radiotelevisione italiana, quella di tutti e di piu’? Un massacro. A metterlo per iscritto è la Corte dei Conti che, da previsione legislativa, deve presentare una relazione annuale sullo stato delle aziende a prevalente capitale pubblico.
Quella della Tv di Stato sembra un campo di battaglia: non che la cosa stupisca.
I milioni di buco nei conti Rai, 80 per la precisione, sono stati determinati in gran parte da una massiccia evasione del canone, che rappresenta quasi il 57% dei ricavi della Rai, ma oltre un italiano su quattro non lo paga, causando un mancato introito di 500 milioni di euro alle casse dell’azienda.
Poiche’ anche i ricavi da pubblicita’ sono in calo, le perdite stanno diventano strutturali ed è indispensabile e urgente una politica di tagli. Sono questi i punti critici e gli interventi prioritari indicati dalla Corte dei conti nella relazione sulla gestione economica dell’azienda televisiva di stato, riferita agli anni 2008 e 2009.
La spesa per il servizio pubblico – La magistratura contabile sottolinea soprattutto “il persistente sbilancio negativo tra ricavi e costi, le cui ripercussioni sulla situazione economico-patrimoniale e finanziaria della societa’ stanno assumendo carattere strutturale e dimensioni preoccupanti (con una perdita di 79,9 milioni di euro nel 2009)”.
Le cause, secondo i giudici contabili, sono diverse. Sul mancato contenimento della spesa, ad esempio, influisce il contratto di servizio che lega la Rai al ministero dello Sviluppo economico, ritenuto “inadeguato” quando a copertura dei costi che lo svolgimento del servizio pubblico comporta. Qui il saldo negativo nel periodo 2005-2009 supera quota 1,3 miliardi e sara’ sempre pia’ difficile compensarlo con gli introiti della pubblicita’, il cui mercato è già in contrazione.
La Corte dei conti sottolinea poi il peso, sui bilanci, degli investimenti per l’adeguamento degli impianti, stabilito per legge, al sistema del digitale terrestre. La Rai afferma che i contributi pubblici ricevuti finora non sono sufficienti e in questa situazione la Corte ribadisce “l’esigenza inderogabile di rigorosi interventi di contenimento dei costi”.

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