Dal 25 maggio, con “Lasciami Cantare”, il mercoledì sera di Rai1 è targato Carlo Conti: in tutto tre puntate in diretta dall’Auditorium Rai di Roma. Il beniamino di Rai1 torna in prima serata con l’inconfondibile stile garbato, proponendo un talent che mette alla prova l’ugola dei vip.

Come ti pare questo nuovo programma?
E’ una sperimentazione. Arriva dopo una stagione televisiva che è andata molto bene. Sono curioso e mi piace sperimentare nuovi format, sapori diversi: è così che nasce questa competizione tra personaggi famosi che si cimentano nel canto. Beh, intendiamoci, nessuno di loro è stonato: le prerogative per esprimere il proprio talento musicale ci sono tutte. Naturalmente c’è un percorso da portare avanti con l’aiuto di maestri qualificati, i vocalist coach,  che avranno il compito di educare la voce dei loro allievi: sei maschietti e altrettante femminucce si esibiranno in diretta il venerdì sera. Tutti con buone potenzialità. I vari Ghini, Ciavarro, Conticini, Colò, Guida, Giorgi e gli altri devono però sottoporsi al parere di una giuria parecchio severa composta da Gianni Boncompagni, Patty Pravo, Paolo Limiti, Rosita Celentano e Camilla Raznovich. Il parere dei giurati sarà determinante, perché non c’è televoto.

E cosa spetta al vincitore?
Nulla. Non si vince nulla. Solo il piacere di cantare.

Lo spirito del tuo show è simile a “Ballando con le stelle”. Tu e la Carlucci finirete col fare una sorta di “Ballando-cantando con le stelle”?
Perché no? Si potrebbero prevedere due studi diversi con personaggi che si esprimono chi col ballo e chi con il canto. E, alla fine, si potrebbe organizzare addirittura un musical.

Nelle tue trasmissioni la musica è ricorrente. Che rapporto hai con le canzoni?
Non ci dimentichiamo che io nasco come dj: nel ’78 ho cominciato a lavorare nelle radio private e lì l’incontro con la musica è stato inevitabile, fondamentale. Poi sono arrivati anche i programmi pensati in funzione della musica, come “I migliori anni”: un progetto che ho inventato io e in cui ho creduto moltissimo e che ho voluto fortemente  anche come autore.

Però hai avuto ragione, perché è stato un successo. Qual è la tua ricetta per essere così gradito al pubblico televisivo?
Sicuramente la mia normalità. Niente colpi ad effetto, nessuna esagerazione. La mia prima regola è divertirmi e divertire, la seconda è metterci l’entusiasmo come ho sempre fatto dal ’78.

L’Eredità ti conferma campione di ascolti. Sei diventato una sorta di istituzione nel preserale di Rai1…
L’Eredità mi ha dato molto: da cinque anni è leader regalandomi una soddisfazione dietro l’altra. E’ un programma che continua a portarmi grande popolarità perché mi fa entrare nelle case delle persone proprio mentre stanno apparecchiando la tavola, mentre ci si riunisce per la cena. Insomma, divento sempre di più uno di famiglia…

Come è nato il “fenomeno” Carlo Conti in Tv?
Io non sono un fenomeno! Non mi sento un fenomeno. Cerco sempre di fare tutto con la massima onestà professionale cercando di sbagliare il meno possibile: considerato però che non si può essere simpatici a tutti, si prova almeno ad essere gradevoli…

Chi sono i presentatori da cui hai imparato di più?
Nel mio camerino ho la fortuna di essere in compagnia di tre mie ‘anime’: Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Renzo Arbore. Si tratta di una foto di alcuni anni fa che mi ritrae insieme a loro e che ho fatto ingrandire. Non mi separo mai da loro, quindi. Stili diversi, ma ciascuno con una sua forte personalità. Voglio aggiungere che amo anche Enzo Tortora, Corrado, Raimondo Vianello: nel DNA della televisione c’è qualcosa di ciascuno di loro che rimarrà per sempre, ne sono certo.

Hai mai pensato di proporti in un ruolo diverso? Come attore, ballerino o altro ancora?
Ma no, no. A ciascuno il suo… Tutt’al più posso divertirmi a canticchiare qualcosa, ma solo per gioco. E’ difficile fare bene tante cose. Nel futuro voglio continuare a fare il presentatore, continuare a creare programmi e cucirmeli addosso al meglio. L’obiettivo è cercare di divertire i telespettatori senza essere invadente.

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