Il golf buca lo schermo ed entra in casa Rai, una rivoluzione inimmaginabile fino a qualche anno fa: «La televisione deve essere l’espressione della maglia azzurra – spiega Eugenio De Paoli, direttore di RaiSport – e noi abbiamo tre star come i fratelli Molinari e Manassero che ci rappresentano nel mondo e ci fanno onore, senza dimenticare che il golf è diventato disciplina olimpica. L’attenzione è altissima e noi vogliamo puntare sulle massime espressioni dello sport italiano». Con obiettivi molto ambiziosi: arrivare a trasmettere la Ryder Cup, l’evento più seguito al mondo dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio. Guerra aperta a Sky? «I diritti della Ryder sono bloccati fino al 2014, ma sicuramente questo è il mio obiettivo. Il primo passo è quello di portarlo sul canale Hd».

Golf per tutti, dunque, e in chiaro: un altro tassello per sfatare il tabù di golf come sport di nicchia, o di sport per anziani. Ma anche per la Rai un’occasione per rinnovarsi: «Sky e Mediaset si dividono i diritti del calcio, per noi i prezzi sono proibitivi, anche se difendiamo la Nazionale e i diritti che ci consentono di realizzare 90° Minuto e la Domenica Sportiva. Lo sci quest’anno ha portato risultati straordinari. Crediamo molto anche nelle potenzialità del rugby: trasmettiamo il campionato italiano e voglio riportare in Rai il Sei Nazioni». Che cosa si aspetta dal golf? «Bisognerà lavorarci molto: il nostro pubblico non è abituato a seguire questo sport, e neppure quello dei golfisti lo è sui nostri canali. In proiezione spero di arrivare in un anno ad almeno 100 mila spettatori di media di ascolto».

Al centro di questa svolta mediatica Matteo Manassero, il diciassettenne prodigio. «Forse è anche merito mio e dei fratelli Molinari», commenta Manassero di ritorno dall’America, dove ha disputato l’Arnold Palmer. Il teenager è a Verona, a casa, e prima di ripartire per la Malesia ripassa le lezioni come un qualsiasi liceale. L’audience Rai è appesa anche a suoi drive, dunque… «Per mantenere alta l’attenzione bisogna innanzitutto far bene in campo agonistico, solo così poi arrivano i media. Sicuramente sono i risultati a innescare tutto questa catena. I fratelli Molinari che vincono il Campionato del Mondo, che giocano in Ryder Cup, Francesco che ha una continuità di risultati incredibile e conquista il Wgc, io che vinco sul Tour Europeo dopo soli 10 mesi di professionismo: sono tutti eventi sportivi rilevanti. Il golf nel resto del mondo, dall’Oriente all’Occidente, è tutt’altra cosa in termini di percezione, in netto contrasto con quanto accade in Italia, dove il numero di praticanti e di appassionati è ancora inferiore a molti altri Paesi. Speriamo di colmare questo gap per non essere la Cenerentola del golf».

Il primo miracolo l’Italia lo ha già fatto: su poco più di 100 mila tesserati ha tre fuoriclasse. Francesco Molinari è 15º nel World Ranking, il fratello Edoardo 27º e Manassero 55º. «Sarebbe importante – conclude Matteo – che i tornei scelti dalla Rai, il Players e i quattro tornei dei Play Off Fedex, tra i più importanti e appetiti dai golfisti, fossero combattuti fino all’ultimo colpo della domenica e che sul putt decisivo ci fosse sempre un italiano».

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