Esattamente quarant’anni fa, l’industria cinematografica di Hong Kong conquistava le sale di tutto il mondo grazie ai colpi infallibili del grande Bruce Lee, esportando per la prima volta  in Occidente la sua ricchissima produzione di film d’arti marziali. Nel corso dell’ultimo quindicennio, i maestri orientali stabilmente adottati da Hollywood o dai più blasonati festival europei – dall’hongkongese John Woo al cinese Zhang Yimou, passando per il taiwanese Ang Lee – hanno fatto da apripista a una nuova ondata di successo mondiale del cinema asiatico, rilanciando in scala blockbuster generi popolari tradizionali come il poliziesco o il wuxiapian, il film epico-fantastico in costume. Il progressivo avvento della computer graphics è solo l’aspetto visivamente più evidente di questa fortunata nouvelle vague del cinema di genere orientale, affascinante e spettacolare riflesso di una globalizzazione dai due volti: dominata da modelli culturali e sociali occidentali, ma, al tempo stesso, dalla potenza economica cinese.

Dal 20 settembre, ogni martedì in prima serata, con il ciclo Missione: Estremo Oriente – Fantasy, adrenalina. In 25 film lo spettacolo del cinema asiatico Rai4 propone una ricchissima selezione di pellicole contemporanee prodotte dalle cinematografie di Cina, Hong Kong, Thailandia, Giappone e Corea. Venticinque titoli, per buona parte assolutamente inediti in Italia, scelti in buona parte tra i generi più visitati della produzione dell’ultimo decennio: il wuxiapian e l’action/thriller d’ambientazione urbana, declinato sia in chiave noir/drammatica che d’azione pura. Tra i volti della rassegna spiccano – spesso attivi su entrambi i fronti – i quattro principali protagonisti del panorama divistico contemporaneo delle arti marziali: Jackie Chan, primo a rivisitare il genere con un’inconfondibile nota comica, Jet LiDonnie Yen, attuale numero uno del mercato di Hong Kong, e il thailandese Tony Jaa; tra i registi, i già ricordati John Woo e Zhang Yimou, oltre al maestro del wuxiapian Tsui Hark, a quello del noir Johnnie To e all’emergente Dante Lam.

Per cominciare: da Jackie Chan a Jet Li

La rassegna debutta in prima serata con due pellicole interpretate da altrettanti popolarissimi divi. Ne La vendetta del dragone (2009), cupo e avvincente gangster movie in onda martedì 20 settembre, il grandeJackie Chan mette da parte l’ironia, ma non i muscoli: Derek Yee – attore veterano del mitico studio hongkongese Shaw Brothers, passato con successo alla regia – racconta infatti la vicenda di un malvivente cinese immigrato in Giappone, guardando inevitabilmente al modello dell’epopea cinematografica italo-americana.

Jet Li è protagonista del secondo appuntamento, martedì 27 settembreFearless (2006) rilegge in chiave avventurosa la vita di un personaggio storico degli inizi del Novecento, il maestro d’arti marziali Huo Yuanjia, assurto alla fama di paladino dell’identità nazionale cinese a seguito di una serie di sfide sul ring contro cittadini occidentali che popolavano le metropoli porto-franco di Tianjin e Shanghai. Dietro la macchina da presa c’è il versatile Ronny Yu, specialista dell’action con all’attivo numerose fortunate incursioni nel campo del cinema horror.

L’epopea delle arti marziali

Donnie Yen, star cantonese cresciuta all’ombra di Jet Li e Jackie Chan e giunto alla meritata consacrazione internazionale con il wuxiapian d’autore Seven Swords, dà volto a un altro celebre maestro d’arti marziali della Cina del ventesimo secolo, il grande Ip Man, mentore dell’immortale Bruce Lee. Entrambi diretti dall’hongkongese Wilson Yip e trasmessi 1° visioneIp Man (2008) e Ip Man 2 (2010) ricostruiscono la vita del maestro, ponendo in primo piano i suoi spettacolari combattimenti e concentrandosi su due particolari passaggi storici: l’invasione giapponese della Cina, nel 1937 – altra ferita nell’orgoglio nazionale cinese –, e l’inizio degli anni cinquanta, quando la famiglia Ip si trasferì nell’allora colonia britannica di Hong Kong in cerca di fortuna.

Maestri e divi del wuxiapian

La millenaria storia della Cina fa da sfondo a una di serie pellicole di altissima qualità spettacolare e produttiva, tutte costruite su un tradizionale mix fra epica romantica, toni fiabeschi e passaggi d’azione e di combattimento. Banditi dalla Repubblica Popolare Cinese negli anni della rivoluzione culturale maoista, ma prodotti regolarmente nell’enclave britannica di Hong Kong, i wuxiapian (letteralmente film di cavalieri erranti) sono oggi il genere simbolo dell’apertura sul mercato internazionale della cinematografia cinese, molto spesso realizzati in coproduzioni internazionali che trovano il loro centro geografico proprio nella Hong Kong post-annessione.

Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010, 1° vis. free) è l’ultimo successo del regista Tsui Hark, una sontuosa avventura fantastica ambientata all’epoca della dinastia Tang (VII secolo). Nei panni del protagonista c’è il poliedrico Andy Lau, già protagonista del ciclo poliziesco Infernal Affairs, uno dei più popolari esponenti della ricchissima schiera di cantanti cantonesi e hongkongesi – le cosiddette star del Cantopop – approdati con successo al cinema.

John Woo, maestro del poliziesco di Hong Kong approdato al cinema in costume dopo una lunga parentesi hollywoodiana, dirige invece La congiura della pietra nera (2010, 1° vis. free), noto anche sotto il titolo internazionale Reign of Assassins, acclamato wuxiapian ambientato all’epoca della dinastia Ming (XV secolo). Woo si confronta per la prima volta con una protagonista femminile, la Michelle Yeoh de La tigre e il dragone. Entrambi i film sono stati presentati alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno e andranno in onda su Rai4 nel 2012.

La foresta dei pugnali volanti (2004) è il secondo capitolo di una trilogia diretta dal due volte Leone d’oroZhang Yimou, iniziata con Hero e completata da La città proibita. Teatro della vicenda, tra azione, fantasia e melodramma, è la Cina del IX secolo, al declino della dinastia Tang: nei ruoli principali ci sono Zhang Ziyi, lanciata dallo stesso regista, ma consacrata internazionalmente proprio dal successo de La tigre e il dragone,Takeshi Kaneshiro, attore passato con disinvoltura dal cinema di genere ai film d’autore di Wong Kar-Wai, e Andy Lau.

Diretto da Peter Chan, The Warlords – La battaglia dei tre guerrieri (2007) riprende e sviluppa liberamente la trama del classico The Blood Brothers, firmato nel 1973 dal maestro del wuxiapian Chang Cheh. Gli spunti fantastici tipici del genere cedono il passo al racconto avventuroso ed epico di una sanguinosa pagina di storia della Cina: la rivolta dei Taiping, una setta religiosa cristiana che, a metà del XIX secolo, sfidò l’autorità dell’impero Qing costituendo uno stato indipendente. Ancora Andy Lau e Takeshi Kaneshiro sono stavolta affiancati dalla star delle arti marziali Jet Li.

wuxiapian con Jackie Chan: dall’epica alla commedia

Salvo rare eccezioni, come La vendetta del dragone, al suo ritorno in patria dopo oltre un decennio di successi a Hollywood, Jackie Chan è quasi sempre rimasto fedele al proprio irresistibile carattere autoironico: anche le sue più recenti prove nell’ambito del wuxiapian si sono dunque mantenute più sul piano della commedia d’azione che su quello, tradizionale, dell’epica.

The Myth – Il risveglio di un eroe (2005) viaggia indietro nel tempo, sulle ali della fantasia, sino al III secolo avanti Cristo, epoca del leggendario primo imperatore della Cina unificata e del celeberrimo “esercito di terracotta”, alternando scene di massa, location esotiche, romanzo d’amore e immancabili parentesi comiche. Ne Il regno proibito (2008), pellicola diretta dall’americano Rob Minkoff – specialista dell’animazione alla prima esperienza lontano da casa Disney – Chan incontra l’altra superstar Jet Li. Come nel film precedente, l’avventuroso viaggio in una leggendaria Cina antica, popolata da spadaccini e cavalieri erranti, è presentato come esperienza onirica all’interno di un racconto-cornice ambientato nel presente.

In Little Big Soldier (2010), pellicola ambientata all’epoca dei cosiddetti Regni Combattenti (IV secolo a.C.), Chan veste l’armatura di un soldato esperto e codardo – quasi una versione confuciana del latino miles gloriosus  – che rapisce un generale rivale per guadagnare una ricca ricompensa. Il film è, in effetti, anche un ideale omaggio al capolavoro di Mario Monicelli La grande guerra, di cui recupera il tono tragicomico.

Il poliziesco di Hong Kong: Johnnie To

È il più europeo dei maestri del poliziesco di Hong Kong, amatissimo dagli appassionati per il suo inconfondibile stile, vicino solo a tratti ai ritmi adrenalinici tipici della produzione di genere dell’ex colonia britannica e, piuttosto, influenzato dall’epica violenta dei grandi maestri americani e dai toni cupi e pessimisti del noir francese. A Hero Never Dies (1998, 1° vis.) è la prima pellicola della sua filmografia prodotta dalla Milkyway Image, casa indipendente fondata dallo stesso regista per perseguire la propria idea di cinema poliziesco in assoluta autonomia produttiva. Leon Lai (ancora una stella del Cantopop) e Lau Ching-Wan sono protagonisti di una storia d’amicizia virile fra due killer rivali, entrambi traditi, come nella miglior tradizione, dai rispettivi boss, quasi una sintesi fra temi ed estetica di due maestri agli antipodi come John Woo e Wong Kar-Wai.

Uno dei massimi divi del cinema orientale, star dei melodrammi di Wong Kar-Wai, ma anche di numerosissimi polizieschi e wuxiapian, è protagonista di un altro noir prodotto dalla Milkyway Image e diretto dallo specialista del genere Patrick Yau secondo l’inconfondibile stile della casa di Johnnie To: in The Longest Nite (1998, 1° vis.), Tony Leung veste i panni di un poliziotto corrotto, alle prese con una sanguinosa guerra fra le triadi di Macao, allora colonia portoghese prossima al ricongiungimento con la Cina.

Presentato in concorso al Festival di Cannes e ancora diretto da Johnnie To, Breaking News (2004) coniuga azione e ritmo a una dura riflessione di fondo sul potere dei media: il maestro racconta infatti l’indagine di una squadra speciale della polizia costantemente seguita dalle telecamere a scopo propagandistico. Guidano il castRichie Ren e Kelly Chen, anche loro, rispettivamente, star della musica pop mandarina e cantonese.

Il poliziesco di Hong Kong: Dante Lam

Più attento al versante spettacolare dei passaggi d’azione, Dante Lam segue le orme del grande John Woo anche nella passione per gli archetipi e i temi più classici del genere – su tutti la corruzione delle forze dell’ordine – sapientemente miscelati in una serie di pellicole molto amate dal pubblico di Hong Kong anche per l’importante parco divistico, dominato da numerose stelle del Cantopop.

In Beast Stalker (2008, 1° vis.), l’attore e cantante Nicholas Tse veste i panni di un poliziotto in crisi di coscienza dopo aver accidentalmente ucciso una ragazzina, ma costretto a rimettersi in gioco per rintracciare il rapitore della sorellina.

Richie Ren ed Edison Chen – campione di presenze sui giornali scandalistici dell’ex colonia britannica – sono i protagonisti di The Sniper (2009, 1° vis.), storia dello scontro senza esclusione di colpi tra un cecchino della polizia e un ex-componente della squadra dei tiratori scelti in cerca di vendetta personale contro i propri vecchi compagni. Ancora una battaglia privata all’interno della polizia di Hong Kong è lo spunto narrativo del recente e pirotecnico Fire of Conscience (2010, 1° vis.), con la star Leon Lai (affiancato da Richie Ren) impegnato a difendere l’integrità e la reputazione di un collega e amico.

Il poliziesco di Hong Kong: altri registi

New Police Story (2004) è il film che segna il ritorno a Hong Kong di Jackie Chan dopo la sua lunga parentesi hollywoodiana. Il titolo della pellicola si riallaccia al popolare ciclo anni ottanta Police Story; il regista Benny Chan abbandona, d’altra parte, i toni da scanzonata action/comedy che hanno reso celebre il protagonista in patria e all’estero, virando in direzione di uno spettacolare e drammatico racconto poliziesco, costruito sul confronto generazionale fra il protagonista cinquantenne e le nuove leve del cinema di Hong Kong, come Nicholas Tse. Lo stesso Benny Chan dirige Connected (2008, 1° vis.), sorprendente remake del thriller americano Cellular, con Louis Koo e Barbie Hsu nei panni già vestiti da Chris Evans e Kim Basinger.

In Bullets Over Summer (1999, 1° vis.) il regista Wilson Yip parte ancora dalle convenzioni più tipiche del poliziesco di Hong Kong e porta alle estreme conseguenze l’approccio romantico del maestro John Woo, raccontando la vicenda di due agenti sotto copertura – interpretati ancora da Louis Koo e da Francis Ng – attraverso l’alternarsi di sequenze d’azione e vicende private.

L’affollatissimo quartiere hongkongese di Mongkok fa infine da sfondo a una spietata guerra fra triadi mafiose. Scritto e diretto da Derek Yee, One Nite in Mongkok (2004, 1° vis.) propone un notevole crescendo di tensione puntando, più che sui passaggi d’azione, sulla costruzione narrativa della vicenda e sulle psicologie dei personaggi, ottimamente interpretati da Daniel Wu e Cecilia Cheung.

Dalla Thailandia con furore

Realizzato sotto l’occhio esperto di Luc Besson, produttore esecutivo non accreditato e grande sponsor della distribuzione della pellicola sul mercato francese, Ong Bak – Nato per combattere (2003) ha rivelato al pubblico internazionale alcuni talenti emergenti del cinema thailandese, che sfidano sullo spettacolare terreno delle arti marziali il dominio incontrastato di Cina e Hong Kong: il produttore e regista Prachya Pinkaew, lo sceneggiatore e coreografo marziale Panna Rittikrai e, soprattutto, il protagonista Tony Jaa. Campione di muay thai, la boxe tailandese, Jaa è stato paragonato, senza eccessiva enfasi, a Bruce Lee, quanto a esplosività atletica, e a Jackie Chan per la non comune capacità di declinare in chiave rocambolesca e leggera le forsennate sequenze d’azione e di combattimento. Con Chocolate (2008), Pinkaew e Rittikrai lanciano un’altra grande promessa del muay thai, la giovane Yanin Vismistananda, qui nei panni di una ragazza autistica dalle insospettabili doti atletiche

Giappone: non solo horror

L’ambiente solo apparentemente austero di una scuola giapponese fa da sfondo alla storia della crudele vendetta di una madre contro un episodio di violenza minorile. Confessions (2009, 1° vis.) è un thriller psicologico inquietante ed estremo, tanto nella durezza dei temi affrontati quanto nei virtuosismi della costruzione estetica. Lontano dalla mainstream dell’horror nipponico, ma al tempo stesso saldamente ancorato alle regole spettacolari del cinema di genere, il regista Tetsuya Nakashima realizza un affresco spietato e pessimista della contemporanea società giapponese. Il film è stato insignito del premio Black Dragon al Far East Film Festival di Udine del 2011.

Corea del Sud: l’ultima frontiera della sperimentazione pop

Presentato al Festival di Cannes, The Good, the Bad, the Weird (2008, 1° vis. free) è il libero remake di uno dei più celebri capolavori del nostro Sergio Leone: Il buono, il brutto, il cattivo. Il regista coreano Kim Ji-woon traspone la vicenda dagli Stati Uniti della guerra di secessione alla Manciuria degli anni trenta del ventesimo secolo, appena strappata alla Cina dall’occupazione militare giapponese, accentuando, rispetto all’illustre prototipo, la componente d’azione e comico-carambolesca. Park Chan-wook, il regista della popolarissima trilogia della vendetta, torna a stupire critica e pubblico con una nuova virtuosistica provocazione: Night Fishing (2011, 1° vis.) è infatti un cortometraggio di genere fantasy interamente girato con uno smartphone, premiato al Festival di Berlino con l’Orso d’argento per la categoria short.

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