Su Rai 5 arriva “Fuori Orario”

Fuori Orario Rai5” è il nuovo appuntamento di quattro ore che, il martedì notte a partire dall’una, per otto settimane, prolunga la serata di Rai5 tradizionalmente dedicata al cinema. “E’ un’interessante collaborazione interna alla Rai – dice Massimo Ferrario, Direttore di Rai5 – quella proposta da Enrico Ghezzi e dal Direttore di Rai3 Antonio Di Bella,  e realizzata da Rai5. Una sorta di cortocircuito virtuoso creato attorno al programma, “Fuori Orario cose (mai) viste”, che va in onda ininterrottamente e nella sua forma attuale dal 1989. Un modo per dare una finestra in più al cinema di qualità, e per legarci ulteriormente al pubblico di appassionati”.

“Fuori Orario – dice Enrico Ghezzi – è un programma di passioni filmiche e intensità ossimoriche, dove le ‘Cose (Mai) Viste’ si ripetono ogni volta lasciandosi sognare e immaginare come la prima, ‘filmicizzando’ il repertorio tv e ‘direttizzando’ il cinema. Con discrezione, acquattati in otto martedì notte su Rai5, ci limiteremo a destrutturare da soli il nostro a volte facile anarchismo e l’appassionato ‘anarchivismo’. Affidandoci in partenza all’amore fisico per il cinema, fino al gusto del furto, da parte del meno cinefilo di tutti i cineasti: Werner Herzog. E lanciando in orbita la terribile verità di ‘The Turin Horse’, l’ultimo film di Bela Tarr, che annuncia di non voler più fare film, sentendo di avere in esso accolto e pensato tutto il rumore nietzschiano del mondo”.

Gli appuntamenti

PRIMA PUNTATA: “CINEMA, IL MONDO DELLA FINE”

È intitolato “Cinema, il mondo della fine” il primo appuntamento di “Fuori Orario Rai5”, in onda la notte di martedì 14 febbraio a partire dall’una. Che cos’è la catastrofe? È quella che viviamo, che ci ha prodotti e da cui proveniamo. Ma è anche quella che attendiamo. La rappresentano i tre film proposti e commentati da Enrico Ghezzi. In apertura “Prologo”, del 2004, di Béla Tarr: un segmento del film collettivo “Visions of Europe” proposto in prima visione tv. Una lunga sequenza, realizzata con un solo lungo carrello, che ricorda le straordinarie ouverture dei film di Tarr: fila di volti in attesa di poco cibo, provenienti da un continente perduto chiamato Europa.

A seguire “La Soufrière” di Werner Herzog, del 1977. Nell’agosto del 1976, nell’isola della Guadalupa, il vulcano La Soufrière annunciò un’eruzione potenzialmente catastrofica. I 75 000 abitanti dalla parte meridionale dell’isola vennero evacuati, ma un contadino rifiutò di andarsene. Con due operatori Herzog volò sull’isola. Le sue riprese suggeriscono la totale anarchia che regnava sul posto e rievocano un’eruzione del 1902 che nella Martinica fece 30.000 vittime. Due contadini dichiarano di attendere la morte senza timore, come un evento naturale, e di essere soddisfatti di una vita nella quale non hanno mai posseduto alcunché. Il film è una sorta di sfida di Herzog e dei suoi operatori al vulcano, che alla fine non esploderà.

In chiusura il capolavoro, ancora di Béla Tarr, Il cavallo di Torino (2011), annunciato dal regista come suo ultimo lavoro e presentato in concorso al Festival di Berlino del 2011. Il film nasce dall’interrogativo, che viene posto in apertura, su quale sia stato il destino del cavallo abbracciato da Nietzsche nel giorno in cui perse definitivamente il lume della ragione, alla fine del suo soggiorno torinese. E sarà un cavallo, durante i sei giorni e le sei notti che caleranno sulla terra e sfiniranno un padre e una figlia, il primo a capire che la fine è vicina, rinunciando a muoversi e a mangiare.

SECONDA PUNTATA:  “ESPLORANTE/ESPLORAZIONI: SOPRALLUOGANDO”

È l’esplorazione il tema con cui il cinema ha esordito: tra il 1896 e il 1907 Louis e Auguste Lumière realizzarono oltre duemila brevi cortometraggi. I soggetti erano semplici: scene di vita quotidiana, eventi  sportivi, arrivi e partenze di treni, documentazione di avvenimenti mondani e di cronaca, ricostruzioni di momenti della storia, ma soprattutto vedute. Cartoline illustrate delle città e dei luoghi dove i Lumière riuscivano a portare la loro laboriosa ma perfetta macchina per fare il cinema. Indocina, Giappone, America del Nord, Martinica, Australia, Egitto: luoghi del pianeta che venivano visti al cinema per la prima volta.

E proprio al tema dell’esplorazione è dedicato il ciclo di puntate di “Fuori Orario Rai5” intitolato “Esplorante/esplorazioni”, che prende il via martedì 21 febbraio all’una di notte. La prima puntata, dal titolo “Sopralluogando”, presenta in apertura “La grande estasi dell’intagliatore Steiner”, del 1974, di Werner Herzog: fedele testimonianza, assolutamente “herzogiana”, della vita di un personaggio folle e visionario.

Un campione di salto con gli sci, disposto a sfidare ogni convenzione pur di veder avverati i proprio obiettivi. Ossessionato dall’idea/immagine del “salto”, il regista lo insegue lungo le piste innevate, sorprendendolo (e sospendendolo) continuamente in un volo tra la certezza e il nulla.

A seguire “Dersu Uzala”, del 1975, di Akira Kurosawa, tratto da due libri di viaggio di Vladimir K. Arseniev. Nel 1902, in una zona selvaggia lungo il fiume Ussuri, ai confini con la Manciuria, Dersu Uzala, solitario cacciatore mongolo senza età né fissa dimora, incontra la piccola spedizione cartografica del capitano russo Arseniev, con il quale costruisce una profonda amicizia e al quale salva la vita. Nel 1907, nel corso del loro secondo incontro, sarà il russo a salvare la vita al vecchio cacciatore. Il film ha vinto il 1° premio al Festival di Mosca e l’Oscar come miglior film straniero nel 1976.

In chiusura “Sopralluoghi in Palestina”, del 1964, di Pierpaolo Pasolini. Realizzato tra giugno e luglio del 1963, il film è la cronaca dell’itinerario in Terra Santa alla ricerca dei luoghi per i set di un altro film: “Il Vangelo secondo Matteo”. In compagnia di Don Carraro, con il quale Pasolini finisce per “formare una coppia alla Don Chisciotte e Sancho Panza”, il regista resta toccato dai luoghi della Passione, ma anche deluso. In un paesaggio dove tutto sembra “bruciato nella materia e nello spirito”, mentre cerca l’antico e il sacro, Pasolini trova modernità, folclore e intollerabile miseria.

Il ciclo “Esplorante/esplorazioni” prosegue nelle settimane successive con i film:
“Frammenti elettrici” n. 2 (Vietnam)” di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi (Italia, 2005)
“Il diamante bianco” di Werner Herzog (Germania, 2004)
“Il gioco dell’oca” di Raoul Ruiz (Francia, 1979)
“Itineraire de Jean Bricard” di Jean-Marie Straub (Francia, 2008)
“La fantarca” di Vittorio Cottafavi (Italia, 1966)
“Primate” di Fred Wiseman (USA, 1974)
“Story” di Dana Ranga (Germania, 2003)
“Cosmonaut Polyakov” di Dana Ranga (Germania 2007)
“Aelita” di Jakov Ptotazanov (URSS, 1924)
“Le jour où je n’existe pas” di Jean-Charles Fitoussi (Francia, 2002)
“L’homme qui marche” di Aurélia Georges (Francia, 2007)
“La vita nella morte” di Evgenij Buaer (Russia, 1914)

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