Il Governo, nonostante le promesse, non ha intrapreso alcuna iniziativa per la soluzione del problema digitale terrestre. Di conseguenza il segnale della Rai continua nella sua assenza ingiustificata ma ben pagata dai cittadini: in buona parte del territorio Raitre Veneto non si vede dal dicembre scorso, sostituito da quello friulano, mentre i canali nazionali sono presenti a giorni alterni.

Delle intenzioni di mamma Rai, diventata ormai più che altro matrigna per il Veneto, nessuno dei suoi illustri rappresentanti parla e nemmeno si è presentato davanti al giudice di pace che li aveva convocati il 7 luglio insieme al Comitato dei cittadini sorto proprio a causa dei problemi causati dal digitale terrestre.

Dall’alto della sua onnipotenza la Rai può permettersi anche questo. Così come non si parla della fine che faranno o che hanno già fatto quei trenta milioni di euro che erano stati destinati dal Governo ed inseriti nel decreto Milleproroghe, per risolvere in parte i disagi delle popolazioni residenti nel Veneto Orientale e nel Friuli, oscurate dal famigerato passaggio al digitale diventato nel frattempo extra terrestre. Ha causato danni non solo ai cittadini ma anche all’ occupazione nelle piccole emittenti televisive di provincia che si trovano in seria difficoltà per la propria sopravvivenza e mantenere i posti di lavoro.

In compenso ha fatto la fortuna della Rai, di Mediaset e di Telecom ed anche di molti antennisti che continuano a salire e scendere dai comignoli come tanti Babbi Natale, che invece di portare doni montano parabole e pettini per ricevere la Rai ma non sempre ci riescono. Il bello è che dagli errori perpetrati ai danni dei cittadini del Veneto Orientale, stanno traendo vantaggio altre regioni, come il Piemonte, l’Umbria e la Romagna che stanno per subire lo switch off ma che stanno chiedendo garanzie e stanziamenti per essere al riparo da spiacevoli sorprese.

Da parte sua il Comitato, presieduto da Gianfranco Battiston, prosegue nella sua battaglia e sta affinando le tecniche per rendere più incisiva l’azione legale intrapresa nei confronti della Rai. “Siamo più battaglieri che mai ed il nostro ruolo avrà un significato molto forte perché, oltre alla richiesta di risarcimento, pretenderemo di sostituire la definizione di canone in tassa di possesso. Confidiamo nel sostegno espresso fino ad oggi dall’onorevole Rodolfo Viola”.

“Esprimo la più forte riprovazione e condanna per il totale disinteresse manifestato da Governo e Rai per i disagi che le loro decisioni hanno arrecato ai cittadini e per il mancato rispetto degli impegni presi con il Parlamento – ha detto l’onorevole Rodolfo Viola del PD – proseguirò nella mia battaglia da parlamentare affinchè i cittadini abbiano quelle risposte che attendono con particolare riferimento alla ripartizione dei fondi previsti per quei territori maggiormente colpiti dai disagi della ricezione. Proporrò inoltre, conclude il parlamentare, iniziative legislative affinchè in queste situazioni i cittadini privati del servizio, evitino il pagamento del canone televisivo”.

Intanto ieri il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’Agcom contro la sentenza del Tar del Lazio che annullava la delibera sulla numerazione dei canali. Pertanto sul telecomando resta la numerazione (LCN) definita dall’Agcom.

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