Alle 22.39 una colossale massa di terra e roccia si stacca dal monte Toc, nella valle del Vajont e si tuffa nel bacino idroelettrico sottostante. La tragedia iniziò così: 2000 vite umane cancellate dall’acqua, interi paesi polverizzati. Un dolore immenso, reso ancor più straziante dalla consapevolezza dei sopravvissuti che la catastrofe poteva essere evitata.

Una tragedia annunciata, quella del Vajont, che solo l’imperizia dell’uomo, la viltà di molti e gli interessi di pochi hanno reso possibile.

Al Vajont, 50 anni dopo, è dedicato il primo appuntamento stagionale con “Terra!”, in onda dal 7 ottobre, ogni lunedì, in seconda serata, su Retequattro.

Il programma firmato da Toni Capuozzo ripercorre la storia incredibile della diga, dal progetto iniziale, nato negli anni Venti, alla realizzazione negli Anni ‘60, all’epilogo doloroso.

Una vicenda tutta italiana, un disastro prevedibile e previsto, quando accadde. Gli abitanti del comuni interessati non volevano quella diga; sapevano per esperienza, che il monte Toc era inaffidabile. Così come lo sapevano quegli esperti, che furono zittiti o ignorati. Rimasero inascoltati gli appelli di una giornalista coraggiosa, Tina Merlin, che aveva previsto tutto. Inutilmente. Quella notte di un caldo autunno il Monte Toc, dopo che per anni aveva segnalato la propria insofferenza, liberò la frana reclamando un prezzo altissimo in vite umane.

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