Decreto per la revoca del beauty contest

Un decreto per revocare il beauty contest e avviare una gara per l’assegnazione delle relative frequenze. Il Governo vuole approvarlo prima del 20 aprile, quando scade la sospensione del “concorso di bellezza” decisa con un...

Un decreto per revocare il beauty contest e avviare una gara per l’assegnazione delle relative frequenze. Il Governo vuole approvarlo prima del 20 aprile, quando scade la sospensione del “concorso di bellezza” decisa con un provvedimento ministeriale, già impugnato al Tar Lazio da Mediaset e da Europa 7. Il decreto può arrivare forse già in questa settimana.

Il percorso della prevista procedura, però, compresa la conversione in legge del decreto, appare denso di incognite. Il provvedimento revocherà il bando e il disciplinare di gara del beauty contest e annullerà la legge 88/2009 – richiesta dalla Commissione europea – per legittimare la delibera 181/2009 dell’Agcom. Delibera che individuò la procedura per assegnare sei reti nazionali digitali (una per la trasmissione con standard diversi da quello oggi usato per il digitale terrestre). Cadrà, insomma, anche la delibera 497 del 2010, che ha definito le procedure del beauty sulla base della delibera “legificata”.

Quando, peraltro, Paolo Gentiloni, Pd, propose un emendamento in tal senso al decreto Semplificazioni sull’Agenda digitale, il Governo diede parere contrario. La nuova procedura riguarderà le dieci frequenze per sei reti oggetto del beauty contest. Quattro, però, sono comprese in quella banda 700 Mhz che, alla Conferenza mondiale di Ginevra di febbraio, si è deciso di assegnare “anche” alla banda larga mobile, dal 2015. Per questo motivo è probabile che si preveda un’assegnazione “a termine”, sino al 2017 o 2018, per tali quattro frequenze. La gara, allora, dovrà essere riservata agli operatori televisivi e questo comporterà il fatto che sarà un’asta low cost per lo Stato (che è una contraddizione, visto il valore potenziale delle frequenze in banda UHF). Cosa si prevederà di fare nel 2017 o nel 2018? Può darsi che il decreto rinvii a un successivo provvedimento. Ci sono due opzioni: o l’abbandono di tali frequenze con indennizzo degli investimenti fatti. Ma ha senso per lo Stato restituire parte di quanto incassato all’asta? Il secondo caso è quello di ricevere una frequenza alternativa. Esclusa la banda 800 Mhz, già assegnata all’asta alle Tlc ed escludendo la banda 700, restano solo 28 canali utilizzabili dalle tv in banda UHF. Sulla strada del decreto, poi, c’è un altro problema: il coordinamento con i paesi confinanti, che l’Italia non ha effettuato per il Piano dell’Agcom. Sarà difficile mantenere le tv in banda 700 Mhz sino al 2018. La Tunisia, ad esempio, utilizzerà tali frequenze per la banda larga mobile dal 2015. Alcuni canali saranno, da quel momento, inutilizzabili dalle tv italiane in Sicilia e parte della Calabria. Il canale 56 sarà utilizzabile solo a Messina e ad Enna, il canale 58, uno di quelli che verrà messo all’asta, solo a Trapani.

Il provvedimento, allora, punta su due evoluzioni future dell’assetto del sistema tv. La prima é l’introduzione del nuovo standard DVB-T2, che raddoppia, più che raddoppia, la capacità trasmissiva (e cambia la tv permettendo un’ottima visione in mobilità), per liberare spazio nella banda UHF. La seconda – ma nessuno lo dichiarerà mai – é il progressivo consolidamento delle tv locali, con una riduzione del numero di emittenti in attività e dello spettro occupato.

I partecipanti al beauty contest sono pronti a impugnare davanti al Tar Lazio i provvedimenti amministrativi che saranno previsti da un decreto, in particolare se varati prima della sua conversione in legge. Ogni pa