Colpo di scena: l’assemblea di Lega oggi forse non si fa. Se così fos­se, la squadra delle cin­que grandi – Juve, Milan, Inter, Roma e Napoli – se­gnerebbe un punto impor­tante nello scontro con il resto della serie A sul te­ma della distribuzione dei diritti tv o, comunque, sa­rebbe un segnale di dispo­nibilità a mediare delle quindici con a capo Lotito della Lazio e Campedelli del Chievo. Prevarebbe, infatti, il buon senso di aspettare la Corte di Giu­stizia Federale che doma­ni prenderà in esame il ri­corso delle cinque, avan­zato dall’avvocato Bria­monte della Juventus, e che riguardava un vizio di forma nell’assemblea del 15 aprile, quella nella quale è scaturito il caso.

QUESTIONE DI DIRITTI Un litigio per quasi tre­cento milioni di diritti tv, quelli che vanno divisi se­condo il famigerato crite­rio dei “ bacini d’utenza”, ovvero in proporzione al numero di tifosi che una squadra può vantare e il problema è sorto sulla scelta degli istituti di ri­cerca a cui affidare le in­dagini demoscopiche. Le cinque grandi accusano le altre quindici società del­la Lega di Serie A di un “ golpe” nella scelta delle tre società ( Doxa, Crespi e Flexi Group). Perché su un argomento sfuggente come il tifo per una squa­dra ci possano essere ope­razioni poco chiare e, sic­come, ogni punto percen­tuale vale oltre due milio­ni, si spiega il perché del­l’asprezza della battaglia. Passare da 28% dei tifosi italiani, come dice di ave­re la Juventus « Secondo le recenti stime di Euri­sko e CRA che da anni monitorano il comparto calcistico » , è molto diffe­rente dal vedersene rico­noscere 20%, perdendo quasi venti milioni di di­ritti tv.

5 CONTRO 15 Ma proprio per il rapporto numerico della battaglia ( che ha avuto risvolti legali) il fi­nale in Lega è scritto: vo­tando per testa, vinceran­no sempre i 15. Anche se il giudizio della Corte Fe­derale potrebbe rallenta­re il processo e comunque la Serie A si potrebbe ri­compattare trovando una mediazione. Anche per evitare che le cinque grandi si giochino la carta della vendita individuale dei diritti tv. Una bomba che rischia di spaccare la giovane Lega di Serie A. Ovviamente non si tratta di diritti riguardanti i no­vanta minuti di gioco che, per legge, devono essere venduti collettivamente, ma del pre e il post- parti­ta, per intenderci: le im­magini dagli spogliatoi, le interviste a tecnici, gioca­tori e dirigenti, le confe­renze, l’accesso delle tele­camere in certe zone dello stadio. Dettagli che con­traddistinguono in modo determinante il prodotto televisivo e che la Juve e le sue “ quattro sorelle” possono vendere per i fat­ti propri a Sky. Sfilare questi contenuti dal pac­chetto collettivo lo impo­verirebbe non poco, men­tre arricchirebbe in modo diretto le cinque grandi. A questo punto i quindici club “ capitanati” da Lotito e Campedelli del Chievo rischiano di trovarsi con una quota procapite più bassa dalla divisione dei diritti collettivi, avendo meno chance delle cinque grandi di compensare con la vendita individuale del “ contorno alla partita”.

LO SCONTRO Insomma, il gioco si fa duro e se non si arriva a una mediazio­ne la battaglia rischia un’escalation della quale è difficile prevedere un punto di arrivo. Certo è solo quello di partenza: la decisione con la quale Ju­ve, Milan, Inter, Roma e Napoli stanno affrontan­do la vicenda: la vendita collettiva, con la relativa distribuzione secondo i vari parametri della legge Melandri- Gentiloni, ha già impoverito i grandi club che non vogliono per­dere ulteriori soldi e com­petitività europea.

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