Televisioni locali di Brescia a rischio? Il timore, già espresso tempo fa da Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), sull’evoluzione del quadro normativo nel settore dell’emittenza radiotelevisiva in merito sia alla riduzione delle risorse pubblicitarie disponibili per le emittenti locali, sia per la diminuzione dellefrequenze a loro disposizione, “per ingiustificata sottrazione decisa dal Governo”, si fa più concreto con l’asta per le frequenze tv che, nei giorni scorsi, è entrata nel vivo dei rilanci.

Cosa sta accadendo? Si sta effettuando, in questi giorni, l’asta per le frequenze 4G riservate agli operatori di telefonia mobile che, partita da un prezzo-base di 2,3 miliardi, giovedì ha poi superato i 2,5 miliardi.
Si è sollevata la protesta di molte emittenti locali che, in seguito alla cessione di queste frequenze, saranno costrette a chiudere i battenti.

Il Governo ha infatti deciso di togliere nove frequenze televisive alle piccole tv e destinarle alle compagnie telefoniche (banda larga) eliminando dunque una serie di canali. Anche per quelle emittenti che hanno effettuato lo “switch off”.
In particolare in Lombardia, dove la presenza densa di reti tv affolla l’etere, a rischio ci sono diverse emittenti locali, e su tutto il territorio nazionale, in bilico sarebbero circa 250 network.

In Lombardia, secondo i dati di un’inchiesta svolta dal giornale dell’Ordine dei giornalisti di Milano, “Tabloid”, sono 105 le emittenti locali assegnatarie di diritti d’uso delle frequenze, 36 quelle invece assegnatarie delle frequenze 61-69 Uhf.

Nel Bresciano sono otto le tv locali (Teletutto, Telenord, Punto Tv, Rtb Network, Più Valli tv, Teleboario, SuperTv, Telepontedilegno) che hanno già dovuto fare i conti con il passaggio al digitale terrestre, transizione che, come ha riferito a “Tabloid” Giambattista Bianchi, direttore di BresciaPuntoTv e Tele Mantova (Gruppo Athesis, che edita anche TeleArena di Verona), “è stata disatrosa”.

Disatrosa perché, ha spiegato Bianchi, “le frequenze che ci sono state assegnate dal Ministero sono le meno pregiate e questo ci crea continue interferenze con altre emittenti”. A ciò si aggiunge poi l’imminente asta per la banda mobile “con la quale”, ha aggiunto il direttore delle due testate televisive del Gruppo “Athesis”, “saremo di nuovo nell’occhio del ciclone e ci ritroveremo senza spazio frequenziale sufficiente per trasmettere”. Le sensazioni, insomma, condivise anche da alcune altre emittenti, sono tutt’altro che positive sul futuro delle tv locali.

Il “sacrificio” delle tv territoriali viene respinto con forza dalle associazioni di categoria (Aeranti-Corallo e Frt), che hanno lanciato l’allarme contro la riduzione del pluralismo informativo.
Le tv provinciali e quelle comunitarie, infatti, quelle più radicate ai territori, saranno quelle che patiranno maggiormente gli effetti di questa vendita delle frequenze.
Sono infatti quattro i criteri determinati per la assegnazione, o meglio ri-assegnazione, dei canali rimasti, ossia: il valore del patrimonio netto dell’emittente, il numero dei dipendenti a tempo indeterminato, gli anni di attività e, soprattutto, l’area coperta dal segnale. Quest’ultimo parametro sarà decisivo come previsto nel decreto “Omnibus”.

Perché? Perchè, ad esempio, una emittente milanese (con grande copertura dell’etere), a carattere commerciale, avrà più probabilità di “sopravvivenza” rispetto a una emittente bresciana che si occupa di informazione sul territorio.

I network locali “costretti” a cedere il proprio canale verrenno indennizzati, ma si tratta di un “risarcimento” che le associazioni di categoria ritengono comunque inadeguato. Anche perchè, a rischio, non c’è solo la sussistenza nell’etere, ma quella dei posti di lavoro.
Intanto, nella seconda giornata di asta per l’assegnazione delle frequenze 4G, come riferisce il sito del Ministero dello Sviluppo Economico, sono stati effettuati 31 rilanci sia per acquisire blocchi di frequenze in banda 800, sia in quella 2600, portando un incremento totale di oltre 203 milioni di euro rispetto alle offerte iniziali. L’importo totale di incasso sale, al momento, a 2,506 miliardi euro, superando così l’importo previsto dalla legge di stabilità.
Con i rilanci è cambiata la griglia delle società che, se la gara finisse qui, si aggiudicherebbero i lotti più importanti, quelli della banda 800. Stando allo schema pubblicato sul sito del ministero, infatti, Telecom Italia e Wind si aggiudicano per il momento due lotti ciascuna e Vodafone un quinto lotto. Al momento, quindi, H3g, che ha presentato un’offerta risultata non vincente, sarebbe esclusa. Rimane sempre vacante il sesto pacchetto. Il Governo ha tempo fino al 30 settembre per incassare gli oneri.

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