Rete Capri contesta la numerazione LCN discriminatoria

ReteCapri rivendica il diritto alla posizione nel primo arco di numerazione del telecomando | Digitale terrestre: Dtti.it

logoretecapriDopo l’enorme putiferio scatenatosi all’indomani della clamorosa approvazione da parte del Consiglio dell’AGCOM della delibera n. 237/13/COMS (recante il nuovo Piano di numerazione automatica dei canali – c.d. LCN), una tempesta originata dalla evidente costatazione che non vi è stata alcuna modifica sostanziale del vecchio schema (delibera n. 366/10/CONS) con piena elusione delle pronunce del Consiglio di Stato, si attendono ora le mosse del MISE-Com, a cui spetta la pubblicazione dei bandi per la richiesta delle numerazioni.

In questa fase ReteCapri ha già invitato il Ministero a prendere atto della situazione imbarazzante che si è creata, poiché l’Agcom, non solo non ha recepito alcuna delle indicazioni precise e mirate da parte dei supremi giudici, ma ha addirittura dichiarato espressamente il contrario, cioè di aver ottemperato. Un pericoloso imbarazzo che rischia di creare una spaccatura di carattere istituzionale se il MISE-Com non pone un paletto e invita l’Agcom a rivedere la delibera.

 

Costantino Federico, audito la settimana scorsa presso l’Agcom, ha direttamente fatto presente i punti chiave che, eludendo il Consiglio di Stato, hanno palesemente e miratamente discriminato la ultraventennale emittente:

1) MTV (posizione n. 8) e DeeJay Tv (posizione n.9) notoriamente da tutti riconosciute come emittenti tematiche (comprese le sentenze del Consiglio di Stato), solo con il passaggio al digitale terrestre si sono travestite, con patetici trucchi, da emittenti semigeneraliste. L’editore di MTV ha, inoltre, proprio in questi giorni dichiarato di voler procedere a incrementare e potenziare il carattere più generalista (quindi con ammissione tacita di non esserlo). Su questo l’Agcom non ha fatto alcun riferimento limitandosi a ristrutturare l’indagine di mercato sulle preferenze del pubblico, attestando solamente che la maggior parte degli utenti non ha modificato sostanzialmente la propria “agenda setting” della numerazione stabilita con la precedente delibera ( e non sul periodo antecedente lo switch off).
2) E’ stato riconfermato con il “nuovo” piano LCN il famoso “fanalino di coda” rappresentato dalla posizione n. 20, (posizione attribuita a ReteCapri, come l’unica rimanente delle tv generaliste nazionali ex analogiche). Una sola tv, quindi, con pari diritto delle altre, viene miratamente penalizzata e spostata all’arco successivo con comprovato danno di ascolti, oltre che di immagine.
3) Piuttosto, quindi, che aver compreso nel primo arco anche la posizione n. 10 per completare l’elenco di tutte le tv ex analogiche nazionali generaliste, si è deciso di assegnarla alle tv locali, ma consorziate con copertura pluriregionale! Una sorta di esproprio alle nazionali per destinarle non in bacino puramente locale ma, cmq, extraregionale. Un controsenso vero e proprio che però di fatto riconosce al n. 10 LCN la dignità di canale nazionale sia pure come circuito o syndication.

In questa triste vicenda di discriminazioni, favoritismi, attribuzioni tanto mirate quanto singolari di frequenze, canali e numerazioni LCN occorre individuare e stabilire le responsabilità. E’ chiaro che il dito si punta sull’Agcom e sul MISE-Com, ma non bisogna dimenticare la Fondazione Ugo Bordoni nelle cui cucine sotterranee sono state preparate e cucinate le polpette avvelenate che hanno provocato le devastanti distorsioni del sistema televisivo in Italia. Onore e rispetto ai dirigenti e funzionari del Ministero in primo luogo, ma anche di Agcom e della stessa Fondazione Ugo Bordoni, ma è ai piani alti e cioè a quelli dove comanda la politica che bisogna guardare per scoprire responsabilità che potrebbero integrare perfino profili di carattere penale.

 

ReteCapri, dunque, nel ribadire la netta contrarietà al nuovo provvedimento, ha già dato mandato ai propri legali per la predisposizione del ricorso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, oltre che nuovamente al TAR e, in sede comunitaria, alla Commissione Europea.

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