Lo switch off non sarà anticipato, il passaggio al digitale terrestre delle regioni ancora analogiche, non potrà concludersi entro l’anno, come invece aveva auspicato l’AgCom. Mancano i tempi tecnici e, soprattutto sono ancora troppi i problemi da risolvere. In primo luogo c’è la questione delle tv locali. L’assegnazione di una quota di banda, quella che va dalla 61-69, al comparto telefonico, più precisamente alla banda larga, pone il problema della scarsità di risorse per l’emittenza locale. Delle 27 frequenze inizialmente previste ne rimangono, infatti, solo 18.

Questo numero, non solo è insufficiente per le zone a maggiore densità di emittenti (Toscana, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia), ma le ho è anche per le altre aree (Liguria, Marche Umbria, Molise e Basilicata). Una norma del governo, inserita all’interno del decreto omnibus, per ovviare a questo problema, ha introdotto un nuovo sistema per l’assegnazione delle frequenze alla tv locali. Una graduatoria, stilata sulla base di parametri come il patrimonio e il numero di dipendenti, stabilirà chi sarà operatore di rete (a chi quindi sarà affidato la gestione di un multiplex) e chi invece dovrà accontentarsi di essere ospitato nei multilpex altrui, divenendo solo fornitore di contenuti.

Ma per stilare questa graduatoria, e risolvere le controversie che sicuramente ne seguiranno, ci vorrà del tempo. Il governo ha fissato per il 30 giugno del 2012 il termine ultimo per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze, ma ci si chiede se la data non sarà, con il passare del tempo, spostata in avanti.

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