La Rai ha inviato all’avvocato Andrea Maestri, promotore della class action per le difficoltà dovute alla ricezione del digitale terrestre, la risposta alla diffida. Il legale riassume in quattro punti la tesi dell’azienda radiotelevisiva. In primo luogo le verifiche effettuate da Rai Way (società tecnico-operativa della Rai) a seguito del completamento della digitalizzazione dell’intero territorio nazionale consentono di affermare che “i limiti di copertura territoriale e di popolazione servita, così come individuati dal Contratto di Servizio, risultano rispettati.” e pertanto “Nessuna violazione degli obblighi scaturenti dal Contratto di Servizio è imputabile a Rai e deducibile a presupposto di una class action”.

Secondo: nel caso specifico di Ravenna
 “la principale ragione di difficoltà di ricezione del segnale si riconnette ad inadeguatezza dei sistemi di ricezione dei singoli cittadini anche per difetto di puntamento delle antenne”. Inoltre “tale materia rientra nella competenza specifica dell’amministrazione locale che dispone dei poteri e dei mezzi atti alla soluzione della problematica de qua, attraverso la realizzazione di un ripetitore locale previa individuazione di un sito idoneo mediante lo stanziamento di risorse finanziarie adeguate”. Infine il canone di abbonamento TV non può essere restituito perché “ha natura di prestazione tributaria fondata sulla legge, e non costituisce quindi un corrispettivo per la prestazione di un servizio”.

Questa la replica di Maestri: “Che gli standard siano rispettati è un’affermazione apodittica, infondata e priva di riscontro probatorio: Rai fornisca i numeri e dia conto delle asserite verifiche effettuate. La realtà è che a Ravenna a tutt’oggi il segnale digitale Rai continua ad essere discontinuo e disturbato. Invito i cittadini-utenti che hanno aderito alla class action a riprendere (come ho fatto io) con videocamera o telefonino il proprio apparecchio televisivo mentre è sintonizzato su un canale Rai e lo schermo evidenzia interruzioni e interferenze. Noi le prove del mancato rispetto degli standard del contratto di servizio le abbiamo e le produrremo in giudizio”.

Il secondo punto è giudicato “offensivo” da Maestri: “Moltissimi cittadini sono ricorsi a loro spese (spesso assai onerose) a tecnici specializzati per rimediare all’inconveniente ma senza risultati e pertanto, dare la colpa ai cittadini, vittime di un oggettivo disservizio, è inaccettabile”. Respinta al mittente anche la chiamata in causa degli enti locali (giova ricordare che anche il primo cittadino Fabrizio Matteucci ha aderito alla class action): “Da quando in qua i Comuni hanno ‘competenza specifica’, ‘poteri’ e soprattutto ‘mezzi’ per assicurare il servizio pubblico radiotelevisivo che è materia statale e compete al concessionario pubblico Rai?  Come mai la Rai non indica le norme in base alle quali spetterebbe al Comune piazzare le antenne, garantirne la funzionalità e soprattutto sostenerne gli oneri?”. Infine: “Sulla natura ‘tributaria’ del canone si potrebbe discutere a lungo: anche ammettendo che abbia natura tributaria, utilizzeremo l’entità del canone versato come unità di misura per chiedere il risarcimento dei danni in sede civile”. In altre parole, attacca Maestri, “questa risposta non ci appaga, non ci convince ed anzi ci indigna. Soprattutto non ci scoraggia, anzi: abbiamo argomenti in più per l’azione collettiva davanti al Tar del Lazio”.

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