Il flop del digitale terrestre le spese inutili per la tv negata

Dalle parti di Parma e Piacenza è vietato guardare Raitre. Sulla riviera romagnola, l’unico tg regionale che si riesce a vedere è quello del Veneto. In provincia di Novara chi prova a sintonizzarsi sul notiziario...

Dalle parti di Parma e Piacenza è vietato guardare Raitre. Sulla riviera romagnola, l’unico tg regionale che si riesce a vedere è quello del Veneto. In provincia di Novara chi prova a sintonizzarsi sul notiziario regionale vede le emittenti locali lombarde. Dappertutto, poi, la sintonizzazione di un canale con il telecomando è un irrisolvibile rompicapo.

È la rivoluzione incompiuta del digitale terrestre. I cui effetti pesano sulle regioni che sono già passate al nuovo sistema, dove soprattutto le fasce anziane della popolazione sono costrette a quotidiani corpo a corpo con l’apparecchio tv oltre che al pagamento di salatissimi conti agli antennisti. L’Adoc ha commissionato un sondaggio in alcune delle regioni già servite dal sistema del digitale terrestre (Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino). Rivela che il 76 per cento degli intervistati ha avuto almeno un problema dopo lo switch-off. Di questi uno su due (il 53 per cento) si lamenta dello scarso segnale relativo a uno o più canali e non riesce a vedere un programma fino in fondo. Il 43 per cento addirittura non vede alcuni canali e il problema riguarda sia Rai sia Mediaset.
Ma perché il passaggio al digitale terrestre ha tagliato fuori un rilevante numero di italiani? E quanto pesa la battaglia per l’assegnazione delle frequenze sulla cattiva qualità del servizio?

LA TV NEGATA
Dalla Rai riconoscono che i problemi ci sono, ma ci tengono a sottolineare che secondo le loro indagini l’83 per cento di questi dipende dalla cattiva manutenzione dell’impianto di ricezione domestico e nella quasi totalità dei casi la cattiva ricezione del segnale, frequente subito dopo lo switch-off, si risolve con la messa a punto dell’impianto stesso. Del resto, sempre secondo i dati Rai, l’emittente pubblica ha aumentato la platea di spettatori nel passaggio dall’analogico al digitale: nelle regioni che sono passate al digitale tra l’1 gennaio e il 7 marzo 2010 (si tratta di 16,5 milioni di utenti), gli spettatori Rai sono cresciuti di 78 mila unità rispetto allo stesso periodo del 2009. Sono numeri che servono anche a giustificare l’investimento messo in campo dalla Rai tra il 2009 e il 2012 per adeguare le sue strutture e favorire il passaggio al nuovo sistema di trasmissione: 400 milioni di euro. Sono molti? Era necessario un investimento superiore? Sono soldi spesi dove serviva adeguare veramente le strutture?

Sono domande attuali nel giorno in cui la Corte dei conti sottolinea che “la Rai sta affrontando un impegnativo piano di investimenti, sempre stabilito per legge, per l’adeguamento impiantistico al digitale terrestre, per il quale la società lamenta l’insufficienza dei contributi pubblici sin qui stanziati”. Proprio per questo i magistrati contabili, davanti a un aumento dell’evasione nel pagamento del canone, hanno “ribadito l’esigenza inderogabile di rigorosi interventi di contenimento dei costi”.

Ma, nonostante il piano di investimenti, i punti critici segnati