Tv digitale terrestre, arriva il beauty contest a carte truccate

Avevano garantito che il bando di gara preparato dal governo avrebbe finalmente aperto il mercato televisivo italiano. Avevano giurato che con il passaggio alla televisione digitale terrestre il duopolio Rai-Mediaset sarebbe stato solo un pallido...

Avevano garantito che il bando di gara preparato dal governo avrebbe finalmente aperto il mercato televisivo italiano. Avevano giurato che con il passaggio alla televisione digitale terrestre il duopolio Rai-Mediaset sarebbe stato solo un pallido ricordo. Avevano detto che con il digitale terrestre sarebbe finalmente cominciata l’era del pluralismo e della libera concorrenza in tv.

Ma la realtà è un altra. Le regole della gara che l’esecutivo ha steso per l’assegnazione di sei nuovi multiplex (le super-frequenze digitali in grado di trasportare fino a sei canali televisivi), sono un enorme regalo per i canali di Silvio Berlusconi e la tv di Stato.

Ora il piano preparato dal ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani è sul tavolo del commissario europeo per la Concorrenza Joaquin Almunia che dovrà valutare ed eventualmente dare il via libera alla gara. Ma il testo del governo più che favorire l’ingresso dei nuovi entranti nel mercato, così come chiesto dall’Ue, pare aiutare gli incumbent (Rai e Mediaset) ad aumentare ulteriormente la loro potenza di fuoco.

Il fattoquotidiano.it è riuscito a leggere la bozza di lavoro che, secondo alcune fonti della commissione Ue, è molto simile al documento originale inviato da Romani a Bruxelles. E quello che fino a ieri era una fondata supposizione, ora è scritto nero su bianco. Le regole che il governo ha steso per l’assegnazione delle nuove frequenze vanno tutte a vantaggio della tv di Stato e delle reti del Biscione. Eppure sulla “televisione del futuro” l’Unione europea aveva parlato chiaro. Il passaggio al digitale, che moltiplica canali e offerta televisiva, deve essere fatto in nome del pluralismo dell’informazione e del libero mercato nel campo dei media. Così come è accaduto in America e negli altri paesi Ue.

Ma a quanto pare Berlusconi e Romani da quell’orecchio non ci sentono. Sfogliando la bozza delle carte inviate alla Commissione europea emergono infatti i veri propositi dell’esecutivo. Dalla divisione in lotti delle frequenze da assegnare, ai meccanismi per racimolare i punti preziosi per scalare la graduatoria, fino alla scelta del concorso di bellezza (beauty contest) al posto di un’asta competitiva (e molto remunerativa per le casse dello Stato), è tutto organizzato affinché Rai e Mediaset tornino a casa con un multiplex in più rispetto a quelli che già posseggono. Con buona pace delle nuove realtà che vorrebbero entrare nel mercato televisivo italiano e che molto probabilmente rimarranno senza una frequenza dove trasmettere i propri programmi.

Il beauty contest prevede che ai concorrenti venga assegnato un punteggio in base a una serie di requisiti tecnici e commerciali. Che, dal numero di dipendenti al possesso di impianti per la trasmissione in chiaro, prediligono chi ha già maturato esperienza nelle reti televisive (Rai e Mediaset). Ma c’è di più. La graduatoria verrà divisa in