Andrea Maestri, ex capogruppo del Pd in consiglio comunale e attuale presidente dell’agenzia pubblica per la riqualificazione della Darsena, invita i cittadini, ora in qualità di avvocato, a una class action contro la Rai per i problemi di visualizzazione a Ravenna relativi al digitale terrestre.

«La Rai è la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo – commenta in una nota Maestri –. Ai sensi dell’art. 45 del Testo Unico dei servizi dei media audiovisivi e radiofonici della televisione (D.Lgs. 177/2005), il servizio pubblico deve garantire “la diffusione di tutte le trasmissioni televisive e radiofoniche di pubblico servizio con copertura integrale del territorio nazionale, per quanto consentito dalla scienza e dalla tecnica”. Altresì, la Rai deve rispettare gli standard del Contratto di Servizio sottoscritto con il Ministero delle Comunicazioni. Per far valere l’inadempimento dell’obbligo di assicurare la diffusione delle trasmissioni del digitale terrestre con copertura integrale del territorio e per i disagi ed i disservizi patiti dagli utenti per il cattivo segnale ricevuto anche in occasione di eventi importanti come l’ultimo europeo di calcio e le olimpiadi in corso di svolgimento a Londra, a mio avviso si deve seguire la procedura della class action pubblica».

Prima di tutto – spiega l’avvocato – bisogna notificare alla Rai una diffida ad effettuare entro 90 giorni gli interventi utili. Se non provvede o provvede solo parzialmente, decorsi i 90 giorni si può fare ricorso al Tar del Lazio, entro un anno dalla scadenza del termine per rispondere coi fatti alla diffida. Il ricorso non consente di ottenere il risarcimento del danno, per il quale bisogna promuovere un’azione ordinaria davanti al Giudice Civile ma possiamo sempre chiedere la restituzione del canone già pagato, poiché non si tratta di risarcimento in senso tecnico-giuridico. Il Tar accoglie la domanda se accerta la violazione e ordina al concessionario di porvi rimedio entro un congruo termine».

Maestri rivela infine di avere «forti dubbi sull’applicabilità dell’art. 140 bis (azione di classe o class action privata) del Codice del Consumo, che sarebbe più efficace ai fini anche risarcitori ma che non credo possa applicarsi alla Rai, in quanto non è un’impresa privata ma un concessionario di pubblico servizio che esercita detto servizio in forma aziendale. Potremmo avere soddisfazioni dalla class action pubblica lanciando una sottoscrizione massiccia di un’unica diffida, che mi impegno a redigere a breve e a condividere sui social network. Ritengo che, a fronte di una significativa sollevazione del popolo-utente, la Rai si muoverebbe; diversamente, i più coraggiosi potranno avventurarsi insieme a me nell’azione di classe davanti al Tar del Lazio».

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