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Lega calcio su Dahlia Tv: Ecco perché la Serie A ha respinto Europa 7

Quanto segue è il comunicato stampa integrale redatto dalla Lega Calcio in risposta a quanto pubblicato la settimana scorsa riguardo la decisione sull’acquisto dei diritti da parte di Europa 7.

In riferimento ad alcune notizie riportate ieri dagli organi di stampa la Lega Serie A precisa quanto segue.

  1. Non risponde al vero che l’offerta non ritenuta congrua dalla Lega Serie A fosse di 5,2 milioni di euro. L’assemblea, come indicato dall’Autorità Antitrust, ha potuto prendere in considerazione solo l’offerta pervenuta da Centro Europa 7 per la licenza dei diritti relativi alla parte residua della stagione di Serie A in corso (100.000 euro), valutandola non congrua. Peraltro, nel corso della trattativa privata, la probabile limitazione della durata dei diritti licenziati ai soli quattro mesi residui di campionato in corso era stata espressamente rappresentata a Centro Europa 7 e agli altri due partecipanti.
  2. Anche considerando l’offerta complessiva fino al termine della stagione 2011/2012 (4,2 milioni di euro), non si tratta affatto della “stessa cifra” per la quale “la Lega sarebbe stata disposta ad aderire al progetto della nuova Dahlia”.

Infatti, i due percorsi in questione sono di natura sostanzialmente diversa ed assolutamente non comparabili tra loro: uno, inizialmente pensato e ideato a tutela dei consumatori già abbonati a Dahlia Tv, faceva riferimento al tentativo di distribuire un “canale Lega” su piattaforme tecnologiche disposte ad ospitarlo, con condivisione dei relativi ricavi, mentre l’altro (la successiva trattativa privata cui ha partecipato Centro Europa 7) ha riguardato la licenza pura e semplice dei diritti ex Dahlia, in cambio di un corrispettivo fisso.

  1. E’ falso e gravemente tendenzioso affermare che durante l’assemblea sia stata “messa ai voti la proposta di cedere i diritti delle otto squadre di Serie A a Mediaset, che non ha presentato alcuna offerta”. Al contrario: una volta deliberata la non assegnazione dei diritti all’esito della trattativa privata, la Lega ha considerato l’opportunità di esercitare autonomamente i diritti rimasti in suo possesso, qualora vi fossero state le condizioni tecniche e normative per la distribuzione di un proprio canale su una delle pochissime piattaforme teoricamente disponibili, tanto in modalità digitale terrestre quanto IPTV. L’assemblea ha peraltro ritenuto di non poter procedere in questa direzione, riservandosi ogni più ampia determinazione in merito.

La Lega Serie A ha pertanto condotto le diverse fasi della trattativa privata, nelle delicate e complesse condizioni di urgenza ed eccezionalità riconosciute dalla stessa Autorità Antitrust, nel pieno rispetto delle norme in vigore, con spirito fattivamente costruttivo a tutela dei consumatori, assicurando agli operatori la piena trasparenza delle procedure adottate e l’assenza di qualsivoglia discriminazione tra tutti quelli potenzialmente interessati, e si riserva ogni azione di danno avverso chiunque affermi circostanze diffamatorie.

ENS: “La Rai taglia sui sottotitoli per i sordi”

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“Scopriamo con sconcerto che la giornata tipo di una persona sorda dura 18 ore contro le 24 di una normodotata”. Il riferimento nelle parole di Ida Collu, presidente nazionale dell’Ente nazionale sordi, è alla sottotitolazione dei programmi Rai.

Il bando con cui l’azienda del servizio pubblico radio televisivo affida il servizio di sottotitolazione dei programmi fino al termine del contratto di servizio 2010-2012 – denuncia l’Ens – non prevede per l’azienda alcun obbligo di sottotitolare o tradurre in Lis i nuovi canali sulla piattaforma digitale terrestre. “La gara – scrive l’associazione in una nota – mira ad aggiudicare la sottotitolazione di circa 10 mila ore di programmi solo sulle tre reti generaliste e soltanto nella fascia oraria dalle 06 alle 24”.

“Da un lato dichiara Collu – i sordi vengono tagliati fuori da tutta l’offerta televisiva sui nuovi canali digitali e dall’altro viene loro preclusa a priori la possibilità di fruire, anche sulle reti generaliste, dei programmi nella fascia oraria notturna”. Il passaggio al digitale terrestre, annunciato come maggiore offerta di programmi e migliore qualità, rischia così di non coinvolgere i non udenti a causa della “scure economica che la Rai ha abbattuto sull’intero settore della sottotitolazione continua la nota – e che rischia di produrre danni irreversibili alla qualità del servizio, già seriamente compromessa negli ultimi due anni”. Secondo l’Ens già nel 2009 c’era stato un crollo qualitativo della sottotitolazione preregistrata a causa della “gara al ribasso bandita dalla Direzione produzione Rai. In quella occasione la base d’asta era stata di 9,85 euro per minuto di sottotitolazione e la ditta aggiudicataria aveva offerto un ribasso del 50% circa (4,63 euro per minuto), provocando la fuga dal settore di tutti i professionisti sottotitolisti che vi avevano lavorato per oltre 20 anni e di conseguenza uno scadimento qualitativo che aveva scatenato la rabbia e l’indignazione degli utenti sordi”.

Per l’associazione il nuovo bando non rimedia allo scadimento del servizio , ma “sferra un vero e proprio colpo di grazia all’intero settore, riproponendo una gara col criterio del prezzo più basso, ma questa volta con una basa d’asta di 4,70 euro al minuto”, su cui offrire il ribasso. A queste condizioni, è inevitabile relegare “l’attività di produzione dei sottotioli, prima realizzata da professionisti preparati con oltre 20 anni di esperienza, alla logica del call center che sforna sottotitoli in quantità, di pessima qualità e a bassissimo costo”. La nota segnala inoltre il timore che nel contratto di servizio 2010-2012, ancora non formato non vengano accolti gli emendamenti apportati dalla Commissione di vigilanza che reintroducevano l’obbligo di sottotitolare i nuovi canali digitali. “Solo così si spiega la pubblicazione di un bando che viola palesemente la volontà del parlamento, le linee guida al contratto di servizio dell’Agcom, le risoluzioni del parlamento europeo in materia di accessibilità della programmazione, la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e la nostra Costituzione”. Se la Rai non dovesse tornare sui suoi passi” conclude Collu “ci batteremo in ogni sede per tutelare i diritti e la dignità degli utenti sordi”.

Fonte: Disabili.com

Si spegne Dahlia Tv, adesso i tifosi senza Toro preparano la denuncia

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Ho acceso la tv per vedere una partita e non c’era il segnale. Così ho capito che non sarei più riuscito a vedere le partite del Toro». Ricorda così Stefano, 28 anni, il momento in cui ha scoperto che Dahlia Tv, il canale del digitale terrestre che trasmetteva le partite del campionato di serie B e alcune di quello di serie A, aveva chiuso i battenti lo scorso 25 febbraio. «Avevo fatto la tessera su Dahlia perché era l’unico canale che dava le partite del Toro sul digitale – spiega Stefano – e poi costava meno del satellite».

Come Stefano sono tantissimi i tifosi del Toro che si ritrovano con un abbonamento o una tessera prepagata in mano davanti a uno schermo nero. Sul sito della televisione solo un breve comunicato: «Dahlia TV ed il suo team sono spiacenti di comunicare che, nonostante tutto l’impegno profuso in questi mesi per offrire il miglior servizio e ricambiare la fiducia accordata dai propri Clienti, si trovano costretti ad interrompere le trasmissioni». Nessun riferimento a rimborsi, niente numero di telefono «alcuni hanno provato a chiamare – spiega Stefano – ma non risponde mai nessunoi».

«Stiamo raccogliendo le prime segnalazioni – spiega Marco Gagliardi del Movimento Consumatori Torino – prepareremo un esposto all’Antitrust mentre a livello individuale chiederemo la restituzione del canone dell’abbonamento o il corrispettivo non goduto delle prepagate». Sono quasi 300 mila gli abbonati della tv sul territorio nazionale, 30mila solo in Piemonte secondo una stima dell’associazione. Il Movimento si sta muovendo insieme all’Acu Piemonte e in questa prima settimana le due associazioni hanno raccolto oltre quaranta segnalazioni. «Invitiamo tutti gli utenti a farsi avanti – è l’appello di Marco Gagliardi -: un’azione comune è più incisiva per avere i rimborsi» e «serve anche ai consumatori – aggiunge Gianni Longo dell’Acu Piemonte – a ridurre i costi di un’eventuale causa».

La società è in liquidazione ma «abbiamo presentato richiesta di Concordato preventivo al tribunale – ha detto il liquidatore di Dahlia Tv – per cercare di soddisfare i creditori. Anche gli abbonati sono iscritti come creditori per la parte di cui non hanno goduto».

Mancano tre mesi alla fine del campionato e ai tifosi granata non resta che sperare di riavere indietro almeno i soldi dell’abbonamento mentre «per vedere le partite al massimo andrò al bar o allo stadio. Abbonarsi al satellite è fuori discussione – ammette Stefano – al massimo sopravviverò senza guardale».

Certo è che, ad oggi, per la serie B non è possibile in alcun modo guardare la propria squadra del cuore sul digitale terrestre. E il fallimento del provider non fa bene neanche al Torino FC che dalla scorsa stagione aveva Dahlia Tv come sponsor. «Speriamo che la situazione si risolva presto – è il commento della Società – e che i nostri tifosi possano tornare il prima possibile a vedere le partite del Torino sul digitale terrestre».

Fonte: La Stampa

La Cna di Prato pronta allo switch off

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Il passaggio dall’analogico al digitale terrestre – cosiddetto switch off – è alle porte e per essere pronti entro il mese di giugno, l’Unione installazione e impianti della Cna, in collaborazione con l’Agenzia formativa Sophia organizza un corso di formazione professionale sulla ricezione, distribuzione e caratteristiche del segnale Tv digitale terrestre che sarà riservato proprio a installatori e riparatori di impianti radiotelevisivi ed antenne.

Il corso è un passaggio cruciale per le imprese che non intendono farsi trovare impreparate all’appuntamento con lo switch off e avrà come argomenti cenni sulla radiofrequenza, la modulazione, le bande di frequenza, trasmissioni terrestri e satellitari, segnale analogico e segnale digitale, la ricezione, il cavo coassiale, decoder SST e DDT, la distribuzione e i suoi componenti. Scendendo in dettaglio, il corso a pagamento prevede per i partecipanti tre giornate di studio: due giorni di teoria che si terranno nell’aula corsi della Cna di via Zarini ed una giornata di pratica che verrà fatta direttamente nel laboratorio di Iplab a Città di Castello, dove verranno effettuate simulazioni sui casi più frequenti di malfunzionamento della ricezione e le tecniche di risoluzione. Gli imprenditori interessati sono invitati a prenotarsi contattando CNA 80574/57.84) o l’agenzia formativa Sophia (0574/ 578507). Le imprese partecipanti che hanno sede nella provincia di Prato possono richiedere alla Camera di Commercio un contributo a fondo perduto pari al 50% del costo del corso. A conclusione del percorso formativo verrà rilasciato l’attestato finale.

Fonte: Il sito di Prato

Asta frequenze tv, Tesoro stima 2,4 mld di incassi

Il ministero dell’economia conferma le stime già fatte in sede di presentazione della legge di stabilità del 2010, per gli esercizi 2011-2103, riguardanti gli introiti provenienti dall’assegnazione delle frequenze televisive, lasciate libere con il passaggio al digitale terrestre. Tale assegnazione avverrà con un’asta, da cui si prevede di ricavare non meno di 2,4 miliardi di euro.

La stima fa riferimento anche al fatto che in Germania la stessa operazione ha consentito allo stato di ricavare 4 miliardi di euro, per cui dal ministero si sentono sicuri di avere indicato una cifra prudenziale, in linea con quanto effettivamente sarà incassato.

E dalla Ragioneria dello Stato si fà sapere che non ci sarebbero ripercussioni negativi sul bilancio statale, neanche nel caso in cui tale importo non dovesse realizzarsi. Pur fatto presente che i 2,4 miliardi di cui sopra è una cifra alla portata concreta degli esiti dell’asta, la Ragioneria rende presente che nel caso non fosse raggiunta, la differenza in meno sarebbe trovata con corrispondenti tagli alla spesa pubblica, già individuati, tramite accantonamenti, che al momento sono solo virtuali, ma nel caso di necessità diventerebbero effettivi.

La polemica nasce dal fatto che i 2,4 miliardi di euro che dovrebbero pervenire dalle frequenze tv dismesse sono alla base dei finanziamenti di spesa per 5,2 miliardi di euro, che il Parlamento ha approvato, in sede di approvazione della legge di stabilità; spese che non avrebbero in teoria copertura parziale, nel caso l’asta non arrivasse all’importo stimato. Ma oltre alle rassicurazioni di tipo formale, i conti del ministero sembrano essere molto sicuri, poichè la stima era stata effettuata per difetto e con prudenza.

Fonte: BlogLive

Frequenze, Romani: Canale della Difesa mai sparite

“Il canale 69 del ministero della Difesa non è mai sparito: ma dovrà essere messo a disposizione come tutti gli altri canali della banda 800”. Lo ha detto Paolo Romani, ministro dello Sviluppo economico, a margine del convegno Ict Italia, parlando del dividendo digitale esterno, ovvero l’asta nella quale verranno messe le frequenze lasciate libere dal digitale terrestre.

Fonte: Blitz

Lega di A, spunta Camiglieri Meno soldi da Sky e Mediaset?

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Rivoluzione alla Confindustria del Pallone. Il presidente Maurizio Beretta ha confermato di aver accettato la proposta di lavoro ricevuta da Unicredit e che quindi sarà costretto a lasciare l’incarico di presidente della Lega Calcio di Serie A.

“Non credo sia possibile svolgere un doppio incarico, per cui mi sono messo a disposizione dell’assemblea per favorire, nei tempi più consoni, la soluzione più utile e soddisfacente per le società”, ha spiegato oggi Beretta nel corso dell’assemblea straordinaria. E’ restato poco in carica e ora si riapre la battaglia per la successione. Presente oggi a Milano anche Rosella Sensi, accompagnata da Enrico Bendoni: il vicepresidente vicario era da molto che mancava ma adesso spera di poter rientrare nel gruppo dei candidati alla presidenza della Lega. Anche perché fra un mese non sarà più al vertice della Roma. La Sensi ha parlato a lungo oggi con Adriano Galliani, dopo che era stata ricevuta a Palazzo Chigi da Gianni Letta. In corsa c’è anche Franco Carraro, come scritto in questi giorni: ma accetterebbe solo in caso di largo consenso, e con un ruolo di transizione. Insomma, Carraro è pronto a mettersi “a disposizione”, e tornare per la quarta volta al vertice della Lega (prima di A e B, ora solo di A). Ha l’appoggio al momento di alcuni club, anche importanti. Ma sembra un’operazione piuttosto complicata. Si è parlato anche di Tonino Matarrese: niente da fare. Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, ha suggerito il nome di Andrea Zappia, ex Sky Italia ora BSkyB (Gran Bretagna).

Esperto sicuramente di diritti tv: ma non godrebbe di un forte appoggio. Poche speranze anche per l’avvocato Campoccia dell’Udinese, mentre viene tenuto in considerazione il commercialista milanese Carlo Maria Simonelli, gradito al Milan e conosciuto in ambito calcistico.

Ma oggi è spuntato anche un nome a sorpresa, quello di Tullio Camiglieri: ex Sky Italia, esperto anche di stadi oltre che di diritti sportivi. Potrebbe essere lui l’uomo che mette tutti d’accordo anche perché deve essere rinnovato (dal 2012) il nuovo contratto tv e i club sono fortemente preoccupati. Non solo litigano fra loro per dividere i 200 milioni del bacino d’utenza, ma temono – e non hanno torto – che la “fetta” dei diritti possa diminuire del 30%, vale a dire circa 200-250 milioni all’anno. Sarebbe un autentico dramma per il nostro calcio che già è in crisi nera (e dal prossimo anno contano solo i primi tre posti, che valgono la Champions…). Dahlia è saltata, come si sa. E Sky non ha più intenzione di pagare 571 milioni di euro a stagione, contro i 210 della rivale Mediaset Premium (digitale terrestre). Se le due potenze tv si mettono d’accordo, insomma fanno cartello, per il mondo del calcio sono dolori veri, seri. C’è anche da vendere meglio il prodotto all’estero, pur essendo stati fatti passi in avanti importanti anche grazie ad un calendario degli incontri più attento (e il merito è del direttore generale della Lega, Marco Brunelli). Il calcio-spezzatino regge, insomma: le tv fanno ottimi ascolti, battendo i record: Sky grazie al calcio (ma anche al cinema e ai programmi per i bambini) è cresciuta molto in Italia, così come il digitale terrestre ha preso piede soprattutto fra alcune tifoserie (Roma, Napoli, eccetera) e fa concorrenza su alcune partite. Insomma, le pay tv vanno a gonfie vele grazie al calcio: ma se non pagheranno più queste cifre, per i club si rischia un forte ridimensionamento. Anche per questo la Lega, disunita come sempre, cerca un presidente-manager. Che abbia i contatti giusti. Ma la corsa è appena iniziata…

Fonte: la Repubblica

Diritti calcio, Europa 7 offre 5 milioni La Lega li rifiuta e apre a Mediaset

Fumata nera alla Lega Calcio. L’assemblea ha infatti deciso di non assegnare i diritti per trasmettere le partite di serie A e serie B che erano tornati in suo possesso dopo il fallimento di Dahlia, la televisione che, assieme a Mediaset, trasmetteva il calcio sul digitale terrestre.

L’annuncio l’ha dato il presidente Maurizio Beretta che ha specificato che tali diritti saranno ricollocati sul mercato per la prossima stagione del campionato. Peccato che alla fine della stagione calcistica manchino, fra serie A e serie B, ancora 14 incontri. Non verranno trasmessi. Con buona pace di quei 200mila telespettatori che avevano sottoscritto un contratto con Dahlia.

“Dopo un’attenta valutazione di tutte le ipotesi sul tavolo è stato deciso di non fare alcuna assegnazione dei diritti”, ha detto Beretta. Ma una televisione che aveva presentato una proposta per trasmettere il calcio sul digitale terrestre c’era. E’ Europa 7, l’emittente diventata famosa per aver vinto una serie di ricorsi contro Rete 4 che occupava illegittimamente la sua porzione di etere. Ma, a quanto pare, piuttosto che dare i diritti del calcio all’azienda guidata da Francesco Di Stefano, la Lega ha preferito spegnere il segnale. “Non c’è mai fine al peggio. Ci hanno trattato come dei pezzenti”, dice infuriato il patron di Europa 7 .

Ecco la storia. Il 24 febbraio si spegne il segnale di Dahlia e la sera dello stesso giorno la Lega Calcio pubblica sul suo sito un annuncio. Chi è interessato a trasmettere i match delle otto squadre di Serie A e della Serie B (quelle di Dahlia) si faccia avanti entro le 15.00 del giorno dopo. Il termine tecnico è “manifestazione di interesse”. Assieme alla proposta di Europa 7, alla Lega arrivano altre due proposte: una da I Move e un’altra da Mediaset.

A causa di un ricorso di Sky i termini della gara slittano di una settimana, al primo marzo, e alle emittenti che si sono fatte sotto viene chiesto di perfezionare la propria candidatura. “Abbiamo 200mila decoder che consentono di trasmettere sul digitale terrestre con il DVBT2, che è la tecnologia del futuro – dice Francesco Di Stefano – L’unica che consente di vedere il calcio in alta definizione”.

Il termine della gara slitta ulteriormente. Viene fissata come data ultima il 10 di marzo. Nel frattempo i poveri abbonati di Dahlia continuano a non vedere le partite che avevano comprato a inizio stagione.

“Il 9 marzo arriva un fax della Lega in ufficio – racconta il patron di Europa 7 – Entro le 18 di quel giorno deve arrivare la proposta perfettamente articolata in ogni punto”. Il giorno dopo infatti una riunione dell’assemblea deciderà quale emittente potrà trasmettere i match. “Noi sappiamo che alle 18.00 del 9 marzo, l’unica offerta arrivata sul tavolo della Lega era la nostra. Abbiamo offerto 5 milioni e 200mila euro”, dice Di Stefano.

Il giorno dopo è il D day. “Si capiva fin dal principio che non volevano accettare la nostra domanda”, continua Di Stefano. “A un certo punto si fa strada addirittura la proposta di dare i diritti gratis a Mediaset”. Di fronte a questa idea si alza una levata di scudi e dieci membri dell’assemblea votano contro la proposta. Non potendoli dare (gratis) a Mediaset, non volendoli dare a Europa 7, a quel punto la Lega ha deciso di tenere i diritti per sé e di indire una nuova gara a data da destinarsi.

“Una decisione che fa male al calcio – commenta infuriato Di Stefano – ma noi ci saremo anche alla prossima gara”. A margine della riunione, Beretta ha sottolineato che “i diritti vengono assegnati con procedure trasparenti e la Lega ha fatto da questo punto di vista tutto quello che doveva fare”. Sicuramente non la pensa così Di Stefano.

Fonte: Fatto Quotidiano

Lo switch off fa bene alle emittenti locali

Il passaggio dall’analogico al digitale ha fatto complessivamente bene alle tv locali. Se è vero che le difficoltà tecniche non sono mancate, soprattutto in regioni come il Veneto, i dati dimostrano che lo switch off è stato per i network l’occasione di raccogliere nuovi spettatori, grazie soprattutto alla possibilità di “allargare” l’audience anche in altre aree del paese.

Di piccolo schermo e nuove tv si parlerà nel convegno di martedì 15 marzo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (ore 10,15, aula Pio XI), organizzato dal Gruppo 24Ore e intitolato “La nuova informazione televisiva nazionale e locale – Il diluvio digitale”. Tra i relatori Francesco Siliato (Politecnico di Milano), Giorgio Simonelli (Università Cattolica), Andrea Bonini (Sky Tg24), Tiziana Ferrario (Rai) e Roberto Binaghi (Gruppo L’Espresso).
Secondo gli esperti è necessario sfatare il mito che il digitale terrestre abbia fatto male alle reti locali, anzi. «La transizione alla nuova piattaforma – spiega Siliato – non ha coinciso generalmente con una perdita degli ascolti. Tutto dipende dalla volontà di investire. Se si investe gli ascolti crescono altrimenti è difficile, senza contare che sarebbe utile uscire da una logica di mercato assistito, proprio in questo segmento».

Secondo le elaborazioni dello Studio Frasi, molte televisioni locali sono infatti state in grado di adattare per tempo i loro ripetitori alla nuova tecnologia digitale. Qualche esempio: da febbraio 2010 a febbraio 2011, in Lombardia, Antenna Tre ha incrementato gli ascolti di oltre mezzo milione di persone. Nello stesso periodo Espansione Tv è passata da circa 400mila utenti a oltre 2,4 milioni, soprattutto grazie ai nuovi bacini d’utenza raccolti in Lombardia ed Emilia Romagna. E la stessa Telelombardia ha confermato i suoi 5 milioni di ascoltatori.

Discorso diverso per Sette Gold, che in Veneto è passata da 4,3 milioni a soli 3 milioni di telespettatori. Non certo una questione di area geografica perché sempre a Nord Est Rete Veneta è balzata da 1,4 a 2,5 milioni di telespettatori.
Durante il convegno di Milano verrà presentato anche un report sui Tg, con qualche curiosità. Per esempio sempre secondo lo Studio Frasi il Tg1 della sera è il notiziario più seguito in Umbria, il Tg3 nazionale vince in Valle d’Aosta mentre il Tg5 è il telegiornale più seguito in Sardegna. Sempre il mese scorso, e solo per un giorno, si è verificato poi uno storico sorpasso: quello del Tg5 sul Tg1, il 13 febbraio, quando la testata diretta da Clemente J. Mimun ha superato per 100mila telespettatori il Tg1 di Augusto Minzolini.

Fonte: Il Sole 24 Ore

AGCOM ottimista: le frequenze per LTE saranno disponibili

LTE (“Long Term Evolution“) è l’evoluzione degli attuali standard di telefonia mobile, pensata per offrire – innanzi tutto – una migliore ampiezza di banda rispetto alle tecnologie di oggi. L’assegnazione delle frequenze per l’erogazione di servizi mediante tecnologia LTE sarà oggetto di un’asta che porterà, nelle casse dello Stato, introiti presumibilmente ingenti (stimati nell’ordine dei 2,4 miliardi di dollari), versati dagli operatori di telecomunicazioni interessati.

Le comunicazioni LTE dovrebbero avvenire sulle frequenze ad 800 MHz, liberate col passaggio al digitale terrestre dalle varie televisioni, così come sui 2,6 GHz. Queste ultime frequenze fanno ancora capo al Ministero della Difesa che le impiegava per scopi di tipo militare.

Nelle scorse ore, però, sembra siano emerse alcune difficoltà sulla strada verso l’avvio dell’asta. Prima di concedere l’utilizzo delle frequenze, queste debbono essere ovviamente liberate. Il Ministero della Difesa, secondo quanto trapelato, vorrebbe una contropartita economica per mettere a disposizione la propria parte di banda.

Corrado Calabrò, presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) è comunque ottimista: “le frequenze saranno liberate perché non possono non esserlo“, ha dichiarato aggiungendo che la Difesa offrirà la sua collaborazione.

Fonte: IlSoftware

Fallimento Dahalia: La Lega non riassegnerà i diritti. “Piccole” oscurate

Con la mancata ricapitalizzazione dei soci di maggioranza, gli svedesi di Airplus TV, la DTT unica rivale di Mediaset Premium nella trasmissione di eventi calcistici di serie A, è fallita. Trecentomila abbonati non hanno permesso alla società che si appoggiava sulla piattaforma digitale terrestre di Telecom Italia Media, che ne deteneva anche quote minoritarie, di sopravvivere.

Ne fanno le spese 175 lavoratori (di cui 150 diretti che avranno diritto agli ammortizzatori sociali e altri 25 lavoratori dell’indotto che difficilmente, perché frazionati in rivoli lavorativi o in contratti atipici, riusciranno ad ottenere una qualche forma di tutela).

Pagano dazio anche gli abbonati, perché i canali sono stati oscurati e la Lega Serie A, nella riunione di ieri, ha deliberato che i diritti TV non saranno riassegnati fino a fine stagione.
Niente più partite quindi per i tifosi di Cagliari, Catania, Chievo, Cesena, Lecce, Sampdoria, Parma e Udinese, per restare alla sola massima serie.

Fonte: NapoliSoccer.net

Tiscali rilancia la sfida dell’internet tv “open source”

Tiscali compie oggi l’atteso ritorno nel mondo dell’internet tv, sposando un modello aperto: lancia infatti un open set top box televisivo, il Tiscali TvBox, con funzioni internet, digitale terrestre, media center, videoregistratore. Sarà acquistabile nei prossimi giorni online o nei Tiscali Store, a 199 euro: un prezzo significativo, perché è lo stesso di prodotti con simili funzioni, come il Cubovision di Telecom Italia e il Blobbox di Telesystem.

Con il Blobbox in particolare, TvBox ha molte affinità: stesso produttore (Telesystem); ma anche una piattaforma software in comune, creata da TvBlob. Si noti che sono tutte aziende italiane. Di distintivo, rispetto al Blobbox, il prodotto Tiscali ha alcuni aspetti: la connettività Wi-Fi integrata (che nell’attuale versione del Blobbox è ottenibile solo tramite chiavetta aggiuntiva) e widget internet provenienti dal portale Tiscali (news, video, meteo, oroscopo, Gamesurf).

Funziona con qualsiasi operatore Adsl (a differenza del Vodafone Connect, che richiede Adsl Vodafone). Accede anche a Youtube, Facebook, Picasa, Flickr, Miro, Lastfm, Bittorrent e alla piattaforma di TvBlob, dove ci sono i 150 canali di Twww.tv, le news di AdnKronos, e servizi come la prenotazione delle poltrone al cinema, tra le altre cose. Come la Blobbox ha funzioni di tv digitale terrestre, videoregistratore (di programmi in chiaro, con comandi avanzati come la pausa), media player, podcasting.

La guida TV tematica integrata nei menu del set top box- secondo Tiscali ad oggi la più estesa in Italia- aperta a tutte le emittenti locali e nazionali e aggiornata in tempo reale. TvBox può essere considerato una versione hardware più evoluta del Blobbox, quindi. Supporta i protocolli di rete DHCP, UPnP, Samba, HTTP (con fast-start), HTTPS, FTP, RTMP, BitTorrent, risoluzione fino a 720p e 1080p (via HDMI). Legge vari formati video, foto, audio (MPEG-TS, PS, MP4, MOV, AVI, ASF, WMV, MP3, MKV, JPG, BMP). Ha un doppio sintonizzatore digitale terrestre HD per guardare in alta definizione un programma televisivo mentre se ne registra un altro. Le registrazioni vengono salvate in digitale su hard disk esterno (opzionale) collegato via USB o eSATA. Attraverso le tre porte USB in dotazione è possibile collegare memorie di massa di vario tipo, chiavette e hard disk esterni (2,5″ o 3,5″) . O una tastiera Usb, per scrivere e navigare sul web.

Tiscali ha compiuto infatti una precisa scelta di campo, a favore di un modello aperto. Dà accesso libero a internet, con un browser, e ha usato un cuore open source per il set top box, consentendo alla community di sviluppatori di creare applicazioni su standard HTML, che poi saranno fornite agli utenti attraverso i futuri aggiornamenti del firmware. Pure Cubovision adotta un sistema open e lancerà un application store nelle prossime settimane. E’ la tendenza del momento: decoder più o meno aperti a servizi e contenuti di terze parti, via internet, funzionanti su tutte le tivù e con qualsiasi operatore Adsl.

E’ un abisso rispetto al mondo chiuso delle IPTv, dove pure Tiscali ha provato per un breve periodo a gareggiare (lanciando e poi ritirando il servizio). Le IPTv sono più simili alle tivù tradizionali: controllate da cima a fondo da uno stesso operatore, sulla propria rete (separata, tra l’altro, dalla normale internet). Anche tra i diversi set top box internet ci sono diverse filosofie, però. Tiscali ha scelto contenuti e applicazioni gratuiti e non video on demand premium (film, serie tv), invece accessibili tramite Cubovision e il recente set top box Mediaset Net Tv. Ma anche dalla Xbox 360 di Microsoft e dall’Apple Tv. I set top box internet possono essere il modo più a buon mercato per aggiungere contenuti extra alla propria tivù. L’alternativa infatti sarebbe comprare una tv con funzioni internet integrate (ce ne sono modelli di tutte le marche, ormai) oppure un lettore blu-ray ip.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il digitale terrestre “taglia” la banda larga

Tra le “sorprese” del maxi-emandamento “Milleproroghe” troviamo lo spostamento di 30 milioni al digitale terrestre del già irrisorio budget di 100 milioni, assegnato allo sviluppo della banda larga lo scorso gennaio dal comitato interministeriali per lo sviluppo economico. Se quindi in due anni fa il Governo parlava di investimenti per 1.300 milioni di euro, ora nel portafoglio rimangono solo 70 milioni.

I dati diffusi questa settimana da Assoinform parlavano di una penetrazione della banda larga in solo il 49% delle famiglie, a conferma del persistere di una forte digital devide nel nostro Paese e della forte probabilità che l’obiettivo – assegnato dalla UE – di rendere disponibile a tutti i cittadini italiani il collegamento veloce entro 2013 non sarà raggiunto. Un gap tecnologico che molto spesso sottolineato dagli esperti e dalla setssa Confindustraia non ha solo pesanti impatti sulle attività dei singoli ma anche sulle imprese e sull’intero sistema Paese, che si rifila sempre più obsoleto.

Fonte: BusinessPeople

E’ partito il primo canale dedicato agli anime giapponesi

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E’ partito domenica 6 Marzo il nuovo canale gratuito interamente dedicato al mondo dei cartone animati giapponesi, anime.

Si chiama Anime Gold ed è prodotto dal network 7 Gold. Il numero di canale LCN è il 285 ed è ricevibile nelle regioni  in cui è già avvenuto lo switch off.

Nello specifico ecco dove è attualmente trasmesso il nuovo canale:

  • Piemonte: frequenza Telestar Piemonte (634 MHz, canale 41 UHF);
  • Lombardia: frequenza Telestar Lombardia (634 MHz, canale 41 UHF);
  • Veneto e provincia di Mantova: frequenza Teleregione (482  MHz, canale 22 UHF);
  • Friuli Venezia Giulia: frequenza Teleregione (674  MHz, canale 46 UHF);
  • Emilia-Romagna: frequenza Teleregione (482  MHz, canale 22 UHF);
  • Ferrara e provincia: frequenza Rete 8Vga (474  MHz, canale 21 UHF);
  • Parma e provincia: frequenza Teleregione (586  MHz, canale 35 UHF);

A breve è previsto anche il lancio nel Lazio, in Campania e in Sardegna, rispettivamente sulle frequenze di 7 Gold Lazio, 7 Gold Campania e Sardegna 1.

 

Emilia Romagna: Cna, ancora tempo per risolvere problemi digitale terrestre

Ci vorra’ ancora tempo in Emilia Romagna per risolvere i problemi tecnici legati alla ricezione del digitale terrestre: pesanti difficolta’ vengono infatti segnalate in diverse parti del territorio regionale. E’ quanto e’ emerso in un incontro che visto la partecipazione di 200 antennisti emiliano romagnoli associati a CNA, a fianco di alcuni big del settore come Leopoldo Bottero, responsabile nord est Mediaset, Massimo Neri, responsabile Timb La7, Eduardo Russo, responsabile Emilia Romagna RAI Way e Gianluca Mazzini, direttore generale Lepida e coordinatore Task Force – Regione Emilia Romagna. “Quella che e’ emersa – precisa Alberto Zanellati, imprenditore e delegato della presidenza nazionale di CNA Impianti che ha coordinato la discussione – e’ una situazione di “lavori in corso” destinata a durare ancora alcuni mesi. Ci sono infatti problemi strutturali sui trasmettitori di segnali che richiederanno un progressivo e continuo adeguamento degli impianti di antenna per poter consentire una corretta ricezione”. “Non si e’ trattato – sottolinea Moreno Barbani, responsabile degli installatori di CNA Emilia Romagna – solo di un aumento dei canali disponibili per la visione, ma di un radicale mutamento tecnologico che impone progressivi e successivi aggiustamenti sugli impianti, sia per la trasmissione, sia per la ricezione”. Vista l’attuale situazione, per gli antennisti aderenti alla Cna, difficile fare previsioni certe sulla fine della situazione di emergenza, che sta causando incertezze e disagi.

”La situazione – aggiunge Barbani – e’ tale per cui non si possono dare tempi certi ai cittadini, ne’ si puo’ escludere che non siano necessari piu’ interventi per consentire la ricezione televisiva; ne’, tantomeno, si puo’ avere la certezza che tutti i canali disponibili, possano essere ugualmente visibili in tutta la regione”.

Per ovviare a questa situazione Cna fa sapere di avere sollecitato governo e istituzioni affinche’ promuovano, rapidamente, ulteriori e piu’ approfondite campagne di informazione della cittadinanza.

Per quanto riguarda l’immediato, tutti gli antennisti professionisti Cna sono impegnati al servizio dei cittadini. Per avere informazioni aggiornate sulle possibili soluzioni tecniche basta andare sul link della Regione Emilia-Romagna: http://www.decoder.regionedigitale.net/pages/installatori dove si possono trovare gli antennisti che hanno aderito al Codice Etico e al prezziario per l’installazione del digitale terrestre. Nel sito si possono trovare sia il Codice medesimo sia il prezziario.

Fonte: laRepubblica - AGI

Rai: 11/3 mobilitazione sindacati su vendita asset Raiway

Venerdi’ 11 marzo e’ stata indetta una giornata di mobilitazione dai sindacati di categoria Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind-ConfSal contro l’annunciata cessione degli impianti trasmittenti di Raiway che diffondono il segnale del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, cosi’ come previsto dal piano industriale.

Il presidio dei lavoratori, si legge in una nota, sara’ doppio: dalle 11h00 alle 13h00 davanti al ministero dell’Economia e Finanze, per poi spostarsi, dalle 14h30 alle 16h30, davanti al ministero dello Sviluppo economico, dove sara’ consegnata la lettera delle lavoratrici e dei lavoratori di Rai Way al Ministro Romani.

Dopo aver inviato all’azienda la formalizzazione dell’apertura dello stato d’agitazione e varie richieste d’incontro ai Ministri Tremonti e Romani, insieme ai Capigruppo di tutte le forze politiche di Camera e Senato, le organizzazioni sindacali intendono sensibilizzare istituzioni e cittadini sull’importanza della societa’ Raiway per la conversione degli impianti trasmissivi garantendo il passaggio al Digitale Terrestre sul territorio italiano.

Nella lettera pubblica i dipendenti di Raiway sottolineano che “la vendita degli impianti, implicita rinuncia del Cda a consentire alla Rai (RaiWay) di essere il primo operatore di rete nazionale, lasciando di fatto tale opportunita’ ad un soggetto privato o pubblico che sia, comportera’: il pagamento di un canone annuo, dettato dal mercato e dal nuovo gestore della rete, per l’utilizzazione delle antenne (nel 2009 Rai ha pagato a RaiWay 165 milioni di euro); la perdita di proventi (39 milioni col bilancio 2009) derivanti dalle ospitalita’ di altri broadcaster nei cespiti di proprieta’ (in costante crescita – si desume dai bilanci degli ultimi anni); la perdita della gestione diretta di una rete capillare costruita e modernizzata con risorse pubbliche; senza tralasciare che tale scelta costituira’, per cio’ che ci riguarda direttamente, la necessita’ di riconvertire ad altra funzione 650 risorse, professionalmente insostituibili per la gestione degli impianti, sminuendo di fatto l’importanza anche economica del nostro lavoro”.

Fonte: Milano Finanza

Mediaset: Agcom, Publitalia puo’ raccogliere pubblicita’

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Rti (gruppo Mediaset) potra’ procedere alla raccolta pubblicitaria per le trasmissioni in tecnica analogica e digitale terrestre con un’unica concessionaria, Publitalia. Una delibera dell’Agcom ha accolto la richiesta di Mediaset e ha fatto cadere l’obbligo per l’azienda, stabilito in fase di avvio dello switch-off, di separare la raccolta pubblicitaria fra analogico e digitale con concessionarie distinte, Publitalia e Digitalia. La delibera e’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e abroga il precedente provvedimento a far data dal 14 dicembre 2010.

Fonte: Milano Finanza

Frequenze LTE, a rischio l’asta italiana

Intoppo non da poco sul percorso che dovrebbe portare all’asta delle frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre, e da cui Governo vorrebbe recuperare 2,4 miliardi di euro: mancano quelle al momento di proprietà del Ministero della Difesa.

L’offerta di frequenze dello Stato italiano alle telco avrebbe dovuto contenere, oltre a quelle liberate dalle TV locali e corrispondenti agli 800 Mhz, anche le frequenze a 2,6 Ghz indispensabili per la realizzazione dell’LTE di prossimità. Tuttavia la Difesa che le detiene, ma non le utilizza, chiede ora un corrispettivo economico per rilasciarle. Così, nel Piano nazionale di ripartizione delle frequenze pubblicato sul sito del ministero dello Sviluppo economico queste non figurano.

Si stava, insomma, vendendo la pelle dell’orso prima di averlo catturato: già si era aperto il dibattito sul destino dei 2,4 miliardi di euro attesi dall’asta sulle frequenze liberate con il digitale, con le parti divise tra la costituzione di un nuovo “tesoretto” per permettere al Governo interventi finanziari di varia natura, e l’obbligo di specifico reinvestimento nel settore digitale originario dei fondi.

Le procedure sono ancora da stabilire: per il momento l’Agcom ha avviato quelle di sua competenza per quanto riguarda la messa a punto del bando di gara. Per il resto sembra concretizzarsi lo strumento del beauty contest, che lascia ampio margine di discrezionalità all’autorità competente alla scelta, e il ministero dell’Economia attraverso la legge di stabilità 2011 ha stabilito la scadenza entro cui tutto dovrebbe svolgersi: settembre.

Sembra peraltro riduttiva la volontà di ispirarsi al “modello tedesco”, paese poco comparabile sia a livello di popolazione, che di PIL, che dal punto di vista tecnico dal momento che la Germania prevede un limite alle emissioni che va dai 42 ai 60 Volt/m mentre in Italia si ferma a 6Volt/m. D’altronde, le regole necessarie e le valutazioni delle frequenze possono cambiare notevolmente da paese a paese, come dimostra l’asta appena conclusa in Svezia e che ha permesso a tre operatori di aggiudicarsi la bande degli 800 Mhz per un totale di circa 233 milioni di euro, l’introito minore finora registrato in questo tipo di aste e inferiore del 63 percento rispetto a quanto ottenuto da Berlino.

E ottimistica sembra, per il momento, la previsione dell’asta per settembre: in questi giorni sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico ha preso il via il nuovo corso del Piano nazionale di ripartizione delle frequenze, ed è già partito con l’handicap della rumorosa assenza di un pacchetto di frequenze necessario agli investitori. Nelle quote di spettro il cui uso è da riorganizzare prende in considerazione solo la banda che va dal 790 agli 862MHz, che passeranno dalla televisione ai dispositivi mobile per servizi di comunicazioni elettroniche, mentre non si parla dei 2,6 Ghz della Difesa.

Si attendono, peraltro, ancora le audizioni con le parti interessate che potrebbero portare ad un’ulteriore ridimensionamento dell’operazione: giovedì è il turno delle TV locali, le cui associazioni principali, Aerenti-Corallo e Frt, già promettono battaglia chiamando in ballo le frequenze destinate a finire nel corso dell’operazione ai grandi operatori nazionali Mediaset, Sky e Rai: “Ingiusto sacrificare quote di frequenze alle TV locali mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro, quando alle TV nazionali verranno assegnate gratis, in beauty contest, i 5+1 multiplex”.

Proprio la loro opposizione spinge le telco a pensarci due volte prima di compiere un così ingente esborso: le emittenti locali occupano ancora lo spettro destinato all’asta e nel caso la situazione non si risolva consensualmente con la liberazione effettiva delle frequenze prima dell’asta il tutto sembra destinato inevitabilmente a complicarsi. Come nel dibattuto affaire Rete4-Europa7, si tratta di una materia niente affatto scontata che rischierebbe di lasciare chi eventualmente si aggiudica le frequenze a dover affrontare una battaglia legale dall’esito imprevedibile. Assotelecomunicazioni ha spiegato che è sentito il timore di dover sostenere un ingente esborso all’atto dell’aggiudicazione della gara con la prospettiva però di non aver alcuna certezza di ritorno dell’investimento, a causa della “mancanza di certezze sui tempi di liberazione e assegnazione dello spettro frequenziale”.

Per questo non va giù agli operatori che la disponibilità delle frequenze sarà garantita entro il 31 dicembre 2012, mentre l’esborso è richiesto a settembre 2011: vogliono poter pagare solo dopo l’effettiva disponibilità delle frequenze assegnate.

Sempre giovedì il ministero dello Sviluppo Economico incontrerà quello della Difesa che chiede, come d’altronde già aveva fatto in occasione delle gare per l’UMTS e WiMax, un corrispettivo economico. Queste situazioni saranno nuovamente affrontate anche dall’Agcom, che ha lanciato la consultazione pubblica in materia.

Fonte: Punto Informatico

Rai: Cavallotto (Lega), sospendere canone a chi non riceve segnale

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”La Rai deve immediatamente sospendere il canone e rimborsare tutti gli abbonati che attualmente stanno pagando un servizio di cui non usufruiscono”. Lo hanno chiesto i deputati della Lega Nord, Davide Cavallotto e Stefano Allasia, in un’interrogazione al ministro per lo Sviluppo economico firmata da tutti i deputati piemontesi del Carroccio.

”Nel passaggio dal segnale analogico al digitale terrestre molti cittadini piemontesi hanno segnalato numerosi problemi riferiti alla ricezione del segnale Rai e il perdurare di questo disagio mina la credibilita’ e la trasparenza del sistema radiotelevisivo pubblico -sottolineano – bisogna fare chiarezza su quanto sta accadendo in Piemonte e garantire il prima possibile, a tutti i cittadini, il diritto di accesso alle reti del servizio pubblico radiotelevisivo”, concludono.

Fonte: laRepubblica

Mediaset Premium sanzionata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

L’AGCOM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha chiuso in data 3 novembre 2010 l’istruttoria relativa alla segnalazione contro ipotesi di omissioni informative da parte di R.T:I. (concessionaria dei servizi di Mediaset Premium, alias digitale terrestre) nella pubblicizzazione dei pacchetti Mediaset Premium.

La segnalazione è stata promossa da Sky Italia e, dopo il decorso dell’istruttoria, si è conclusa con una sanzione da parte dell’AGCM di 135000 euro comminata a R.T.I per la violazione del comma 2, Art. 20 e dell’Art. 22 del Codice del Consumo.

Fonte: NonsolopoliticaVox